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Firenze, dinasty Quarter. Riaperto (almeno) fino a tutto Marzo

di - 21 Febbraio 2006

“Sarà garantita tutta la durate della mostra di Sislej Xhafa”. E dunque il centro d’arte contemporanea fiorentino rimarrà aperto con sicurezza sino a fine Marzo per consentire le altre due inaugurazioni mancanti di Quattro movimenti, progetto concepito proprio per lo spazio di Quarter dall’artista kosovaro.
Queste le ultime notizie trapelate dall’alone di mistero che grava attorno a Quarter. Il centro -chiuso d’ufficio dal presidente dell’associazione che lo gestisce per mancanza di fondi- venerdì 17 febbraio ha provvidenzialmente riaperto i battenti dopo circa due settimane di serrata.
Intanto un assordante silenzio proviene dalle istituzioni fiorentine. Emblema di una città immobile per definizione.
Mha, sarà colpa delle banche…” è stata l’unica dichiarazione che l’assessore al turismo è riuscito a formulare a margine di una conferenza stampa qualche giorno fa…

[exibart]

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  • La Coop apre, il Quarter ri-apre e l'Esselunga muore dopo 30 anni di onorato servizio.

    Necrologio sulle porte sbarrate dell'Esselunga:

    "Gentili clienti, vi informiamo che dal 15 Febbraio l'Esselunga chiudera' a causa della SOVERCHIANTE CONCORRENZA sorta qui accanto. Ringraziamo la clientela per questi anni passati insieme"

    La "sovvechiante concorrenza" e' la faraonica Coop sorta per volonta' della amministrazione di SINISTRA e DIESSINA del Comune di Firenze, in barba a qualsiasi principio urbanistico e di leale concorrenza.

    Non mi ripeto per quanto ho gia' detto in altra sede ma e' evidente per chi abbia occhi per vedere che il vostro tanto declamato Quarter e' nato per volonta' dell'amministrazione di SINISTRA e DS solo come alibi pseudoculturale per la creazione del centro commerciale COOP, di proprieta' della UNICOOP di FIRENZE, azionista di maggioranza della fassiniana UNIPOL di Consorti e Co. e piu' grosso EVASORE FISCALE LEGALIZZATO esistente in europa.

    Adesso che la Coop esiste ed e' stata fatta digerire alla cittadinanza con overdose di olio di ricino alternate ad "operazioni simpatia", adesso che è stata modificata la viabilita' di Firenze sud a favore della Coop, adesso che la concorrenza e' stata fatta fallire e' evidente che VOI, il Quarter e Sergio Risaliti non servite piu' a nulla.

    Non entro nella polemica politica ma ho abbastanza immaginazione per credere che se una giunta del centro destra si fosse permessa un comportamento a favore di qualche societa' del Presidente del Consiglio come quello che tengono abitualmente le GIUNTE di SINISTRA a favore delle "COOPERATIVE ROSSE" probabilmente il giorno dell'inaugurazione del supermercato avremmo visto Berlusconi penzolare appeso per i piedi come Mussolini alla pensilina Piazzale Loreto.

    La spudoratezza di certe persone e' tale che se Fassino ci dice che le Coop lavorano per il benessere della gente gli doppiamo credere in virtu' di quei 50 centesimi di euro che le nostre nonne risparmiano su una confezione di porcini sott'olio.

    Andrebbe detto anche ai dipendenti dell'Esselunga che saranno licenziati o destinati ad altro lavoro "la Coop sei tu", perche' forse loro ancora non lo sanno.

    Scriveva Pier Paolo Pasolini il 14 novembre 1974 sul Corriere della Sera:

    Io so.

    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).

    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

    Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.

    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

    Io non so di chi ci sia dietro il Quarter, di chi sia l'enorme fondo che lo ospita ne quali siano le famigerate banche ma non mi stupirei se venissi a sapere che dietro al Quarter c'e' qualche incosistente intellettuale di sinistra, che il fondo e' di proprieta' della Coop e che la banca che dovrebbe "sovvenzionare" il Quarter e' il Monte dei Paschi di Siena (Banca Toscana) o qualche altra banca il cui consiglio di amministrazione e' espressione delle volonta' dei DS di Fassino, Dalema o degli amici degli amici di Prodi.

    Viviamo in un paese in cui se un'anziano con la pensione minima viene beccato a taccheggiare una scatola di fagioli in un supermercato si becca una condanna per furto e finisce in carcere, ma se Fassino, segreterio del partito di maggioranza relativa chiede al suo uomo all'Unipol "allora finalmente anche noi abbiamo una banca...?!" rischia di governare il paese e chi si permette di ricordare la realta' si becca una denuncia per diffamazione. Ormai non mi stupisco piu' di nulla.

    Quando qualche mese fa scrissi le stesse cose che scrivo adesso ancora non sapevo che la Coop avrebbe ucciso un concorrente grazie agli appoggi politici, non lo sapevo ma lo immaginavo. Sapevo e immaginavo che il Quarter era servito solo a quello e non a fare una decina di mostre incosistenti a favore dei soliti quattro gatti che vanno ai suoi vernisage.

    Io so perche' e stato aperto il Quarter, so perche' "la Coop sei tu" e so perche' in questo paese non c'è piu' arte e cultura degna di questo nome e siamo costretti ad accontentarci ad andare al Quarter di Risaliti ad ammirare un tombino stradale di Sislej Xhafa.

    Io lo so. Ma non ho le prove.

    Io so perche' sono un intellettuale, che cerca di immaginare tutto cio' che non si sa o che si tace; che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarieta', la follia e il mistero.

    Io lo so perche' non sono intellettualmente corrotto come voi, io lo so perche' so che i 12 milioni di euro per "salvare" il Quarter anche se arriveranno saranno solo altri soldi gettati dalla finestra agli amici degli amici, io lo so perche' so che la Coop non sono io!!

  • Concordo con te Sergio e, come avrai capito, il testo che ho segnalato serviva principalmente a polemizzare sull’assenza di un reale piano per il sostegno e lo sviluppo del contemporaneo a Firenze. E non parlo di iniziative private …
    Per quanto riguarda la “mancanza di fondi”, è chiaro che le istituzioni non possono pensare di gestire uno spazio come Quarter con le proprie risorse (e tagli), ma è anche chiaro che non possono darlo in gestione e dire dopo “è andata male perché le banche non hanno sostenuto il progetto, tra 2 settimane facciamo una riunione durante la quale si parlerà del caso” – “a breve arriverà la Fondazione Cultura che avrà oltre 12 milioni di euro…”; speriamo che non valga il purtroppo usatissimo concetto "partiamo, -facciamo rumore- e se facciamo bene i soldi li troveremo".
    Durante la conferenza stampa citata nella news, ho richiesto all’assessore Gori e al dott. Nardella se e quando hanno l’intenzione di eliminare le voci di corridoio facendo una “conferenza stampa pubblica”? Mi hanno detto che sarò informato immediatamente e che sarà sicuramente il 21 feb. … Cioè oggi!!! Te hai saputo qualcosa???

  • A me non pare che negli ultimi anni il contemporaneo (nelle sue varie espressioni: arte, musica, teatro, cinema etc.)non sia stato trascurato in Toscana ed a Firenze in particolare. Certo la mancanza di fondi del comune di Firenze non aiuta e purtroppo non si è fatto abbastanza per trovare fonti alternative. La vicenda Quarter mi pare abbia però origini in parte diverse. Costruita molto (troppo?) velocemente, senza alcuna certezza di finanziamento e con nomine (direttore artistico e consiglio direttivo) senza alcun criterio di stabilità se non il concetto, meritorio ma fragile, "partiamo e se facciamo bene i soldi li troveremo". Dopodichè Risaliti è stato bravo a programmare l'attività e le mostre ma, credo, senza troppo sostegno dal consiglio direttivo, andando avanti così,un po' alla garibaldina. Non riesco a capire se ci siano problemi di compatibilità personali o mancato rispetto di impegni presi. Credo però che a questo punto sia assolutamente necessario che direttore artistico, presidente del consiglio direttivo ed assessore alla cultura spieghino in una conferenza stampa pubblica quali sono effettivamente i problemi e possibilmente indichino una via d'uscita. Perchè il Quarter è una risorsa per la nostra città e la sua dimensione non faraonica (ve l'immaginate il Meccanotessile che problemi potrà avere?!) deve permettere una gestione dinamica ma non eccessivamente dispendiosa. L'unica cosa non tollerabile è che si vada avanti a forza di pettegolezzi o dichiarazioni di parte.

  • Vergognoso … di più!!!
    Infatti, aspettiamo tutti una reazione forte delle istituzioni (cioè dei Fiorentini visto che alle ultime elezioni il 65% ha votato per questa giunta), ma per ora sembra che sia più importante reagire immediatamente quando si rompe una panchina in piazza della Repubblica che quando si chiude Quarter!!
    Comunque per conoscenza di tutti, succede cosi da 100 anni a Firenze! (vd. testo in calce e data di pubblicazione!!!)

    TESTO ESTRATTO DA:
    TITOLO: VIVIANI ALBERTO, GIUBBE ROSSE. IL CAFFE' FIORENTINO DEI FUTURISTI NEGLI ANNI INCENDIARI 1913-1915.

    A CURA DI PAOLO PERRONE BURALLI D'AREZZO. FIRENZE, VALLECCHI EDITORE, 1983.

    Contro Firenze
    GIOVANNI PAPINI

    Io non sono qui per ripetere la centomilionesima volta le solite storie a cui vi hanno avvezzato i vostri adulatori italiani e forestieri,
    Firenze culla delle arti
    Atene d’Italia
    focolare della Rinascenza
    madre feconda d’ingegni

    e via di seguito.
    Sarebbe troppo facile rivoltare codeste pappagallesche adulazioni e dirvi che se Firenze è stata culla è ora una delle tombe più verminose dell’arte; che di Atene non vi restano che le nottole; che se avete dato vita agli ingegni li avete sempre perseguitati e scacciati; che il vostro rinascimento fu, per molti riguardi, una seconda morte.
    Ma per quanto non voglia far complimenti non voglio neppur trattarvi come i romani.
    A mio dispetto ho una certa simpatia per Firenze, Prima di tutto son fiorentino anch’io. È vero ch’io sono l’unico fiorentino per il quale nutra una stima sconfinata ma insomma riconosco volentieri che mentre l’Italia è il paese più geniale del mondo la Toscana è la regione più geniale d’Italia e Firenze la città più geniale della Toscana.
    Oggi dell’antico insegno non v’è rimasto che l’arte di prender per il culo la gente ma questa buonissima qualità non basta per fare la grandezza d’un paese. Eppure non tutte le speranze son perdute.

    Quando una città come questa, che par fatta apposta per soffocare ogni vita vigorosa colla sua grettezza provinciale e la sua bigotteria passatista, riesce in pochi anni a dare quel gruppo di giovani scrittori che nel Leonardo, nel Regno, nella Voce e nel Lacerba, hanno fatto di Firenze il centro spirituale d’Italia vuol dire che non è completamente fottuta.
    Ma perché Firenze smetta d’essere un gran museo a uso dei forestieri e diventi un tumultuoso bivacco d’ingegni d’avanguardia è necessario che i Fiorentini rinneghino loro stessi. E necessario calpestare quel che abbiamo esaltato che ridiamo di quel che s’è preso troppo sul serio; che ci strafottiamo degli elogi dei falsi amici oltre montani e che si abbia il coraggio di rinunziare a quella che ci sembra la nostra gloriosa eredità, e invece è il peso morto che ci rovina l’anima e ci piega le spalle.
    Firenze ha la vergogna, insieme a Roma, e a Venezia, d’essere una di quelle città che non vivono col lavoro indipendente dei loro cittadini vivi ma collo sfruttamento indecente e pitocco del genio dei padri e della curiosità dei forestieri.
    Bisogna avere il coraggio di urlare che noi viviamo alle spalle dei morti e dei barbari. Siamo bidelli di sale mortuarie e servitori dei vagabondi esotici.
    Se voi aveste veramente l’amore che dite per il passato dovreste pigliarvi a ceffoni pensando che siete da duecento anni a questa parte i mezzani e i ruffiani dei vostri progenitori.
    Voi non vivete per voi stessi, la vita di oggi, ma siete continuamente occupati in questo ignobile esercizio: levare i quattrini dalle tasche degli stranieri facendo loro vedere i cadaveri dei vostri celebri defunti.
    Se girate le migliori strade di questa città non vedete altro che alberghi, pensioni, case di camere ammobiliate, caffè per stranieri, uffici per gli stranieri, spedizionieri per gli stranieri, stanza per dare il the, negozi di antiquari e di rigattieri, botteghe di statue e di statuine, sticchinai, alabastrai, venditori di copie di quadri di galleria, di fotografie artistiche, di cartoline illustrate, di trine antiche, di libri antichi, di stampe antiche, di stoffe antiche, di false anticaglie, di falsi cocci del seicento, di gioiellerie arcaiche e di ricordi di Firenze in bronzo, in ferro, in maiolica, in legno e in carta pesta. Eppoi da tutte le parti musei e gallerie gallerie e musei. Senza contare i grandi musei dello Stato noi vediamo i palazzi comunali, i palazzi privati e perfino le case qualunque ma illustri per un verso o per un altro trasformati in museo.

    Ci son le ville museo, le botteghe museo, le chiese museo, le logge museo. Tutta la città un giorno o l’altro si potrà circondare da un muro e farne un gran museo col biglietto d’ingresso di cento lire.
    E per ogni dove cartelli e targhe in francese, inglese e tedesco per attirare i forestieri e convincerli a buttar fuori la mezza lira, la lira, le dieci lire, le mille lire. Ormai non sappiamo far altro. Metà dei fiorentini campa direttamente alle spalle degli stranieri e l’altra metà vive alle spalle di quei fiorentini che campano alle spalle dei forestieri. Se domani cambiassero i gusti e le simpatie di questi idioti francesi, inglesi, americani, tedeschi, russi scandinavi che vengono qui a fare i fessi dinanzi a Michelangiolo, a Giotto e a Botticelli la nostra città sarebbe rovinata. A Firenze, appena si sente un po’ la misera, si dice subito:
    Quest’anno mancano i forestieri.
    E siccome i forestieri vengono per vedere l’antichità, si cerca di ridare a Firenze l’aspetto più antico possibile. Si grattano le vecchie case per far torna fuori le pietre; si grattano i muri delle chiese per far tornare fuori i vecchi affreschi; si grata la terra per tirar fuori le lapidi.
    E quasi non bastasse si rifabbricano di sana pianta le case nello stile dei trecento - come quelle famose case di Dante che sono il più grande oltraggio alla memoria di quel povero poeta che non mancava di qualche buona qualità. Priprio in questi giorni uno scemo diplomato proponeva per il centenario di Dante la ricostruzione della Firenze del milleduecentottantacinque.
    In questi paesi siamo talmente abbruttiti dal passatismo che anni fa una gran questione cittadina fu quella di ripulire e cambiare i vetri dei tabernacoli che ci sono sulle cantonate - e ultimamente il municipio non ha saputo far altro, per ingraziarsi i cittadini, che appiccare qua e la tanti cartellini di marmo coi versi della Divina Commedia e cambiare i cartelli delle strade aggiungendoci sotto i nomi antichi. E pochi giorni fa la questione più importante di Firenze era se un padron di casa poteva o non poteva mettere un lucernario nei cortile di un vecchio palazzo.

    In una città dove risiede quell’inutile sconcio nazionale ch’è l’Accademia della Crusca, in una città dove si fondano tutti i giorni società per la protezione di Firenze antica, società dantesche, società Atene e Roma, società per i papiri greci, società degli amici dei monumenti, società Leonardo da Vinci, o Andrea del Sarto o Giorgio Vasari, in una Città dove i cittadini sono fabbricanti di pitture e sculture antiche, restauratori e ripulitori di roba antica, ciceroni e illustratori di cose antiche, custodi e guardinai di anticaglie, sensali e commercianti di oggetti antichi, frugatori di archivi e talpe di libreria, in una città dove Benelli è preso per un poeita, dove Ojetti è creduto un critico e dove Isidoro Del Lungo si permette di parlare, in una città dove tutti, dal ragazzo di strada al fiaccheraio, dall’albergatore di lusso al lustrascarpe, dal grande antiquario all’accattone non sono altro che servitori umilissimi e succhiatori vilissime di tutte scimmie transalpine e transatlantiche che sbarcano alla stazione di Santa Maria Novella, in una città come questa ch’è tutta intrisa, malata e marcia di passatismo c’era bisogno di una ventata di Futurismo che ricordasse a questa gente che vive soltanto di trecento e sul trecento che siamo sull’armo 1913 e che l’avvenire è più vero e più grande del passato.
    Io faccio soprattutto questione di dignità, Vi sentite ,voialtri disposti a fare per tutta la vita i parte di vermi dei sepolcri, di cimici delle vecchie muraglie e di pidocchi degli stranieri?
    Ve la sentite di rimanere per sempre parassiti dei vostri antenati e tributari dei vostri nemici?
    Ricordatevi che gli antichi fiorentini facevano in un altro modo. Essi andavano per tutta la terra per guadagnare i quattrini e quando tornavano a casa creavano o compravano le cose che a loro piacevano e che non sempre eran copie di quelle antiche, Se volete essere come i vostri padri dovreste imitarli meg1io. Lavorate per arricchire ed aiutare la nuova arte che sorge invece di covare, rabberciare e sfruttare quella passata che ormai è morta e sepolta nei musei ed è ammirata soltanto dagli spettri e da’ loro clienti.
    Poche città come Firenze hanno bisogno di liberarsi dalla polvere millenaria e dalle superstizioni dell’antico. Poche città come Firenze hanno bisogno di una cura energica e disinfettante di Futurismo.
    E per questo io vedo con gioia che le idee futuriste hanno incontrato fra noi più simpatia che in altre parti d’Italia. Come fiorentino me ne compiaccio e vi ringrazio. A noi non manca l’ingegno ma il coraggio. Se avremo la forza di buttar giù gli scenari pietrosi del nostro ostinato vecchiume, di allargare le nostre strade, di rinnovare la nostra vita, di strafotterci dei barbari che invadono le nostre case e di buttare in Arno i professori, i portieri di museo, gli eruditi, i dantisti, i cruscanti e gli altri schifosi passatisti che hanno qui il loro nido, Firenze non sarà più la graziosa città medioevale meta di tutti gli snob del mondo ma diventerà una grande città europea e ritornerà, come nel quattro e nel cinquecento ad essere il centro più attivo e più incendiario dell’intelligenza italiana.

    12 dicembre 1913

  • Forse dovremmo chiederci o dovremmo porre in dubbio non tanto i problemi della città verso il contemporaneo ma la direzione del centro che certo non ha brillato riproponendo "i soliti ignoti".

  • LA POLITICA (FIRENZE) CHE UCCIDE LA POLITICA (QUARTER): mai visto uno spettacolo più BELLO!!!

    ps. Soddisfazione

  • ma che casino...e che vergogna..non ci si capisce più nulla, certo è che il minimo è stato riaprire la mostra, ma quanto si sarà perso in possibili visitatori in queste due settimane di chiusura? come tirarsi la zappa sui piedi!

  • Sull'ultimo giornale dell'arte c'è un articolo dai toni trionfalistici sull'attività del Quarter, con tanto di intervista a Risaliti. E non si parla di questi problemi di fondi.

  • vergognati Firenze per non dare spazio alla creativitA, a gli artisti, allo nuovo, contemporaneo, espressione dell' arte.

  • oddio che patetico questo fantacosmopolita, che parla e straparla, prende indebitamente a prestito pasolini e ripropone voci di corridoio (da centro sociale) e si definisce intellettuale. Pensavo che fossero finiti certi tempi, certe figure grigie, certe prosopopee vittimiste (so ma non ho le prove).
    risparmiateci per carità.

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