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Forum dell’arte contemporanea/4. Conclusioni con sorpresa: il Centro Pecci riaprirà ufficialmente a settembre 2016

di - 27 Settembre 2015
La sorpresa più grande arriva alla fine di questi tre giorni di grande partecipazione: sul palco del Teatro Metastasio di Prato sale il sindaco della città, nonché Presidente del Centro Luigi Pecci, Matteo Biffoni (nella foto sopra), che ufficializza quella che fino a oggi era stata solo una “voce”: il museo riaprirà le sue porte esattamente tra un anno, nel settembre 2016.
Ora c’è una certezza in più a latere di quello che è stato un appuntamento che Cesare Pietroiusti ha definito un momento di «stimolo di pensiero, dove si è creata una comunità», che è poi una condizione essenziale per fare progetti e annodare una rete di fiducia tra gli addetti i lavori. Tre giorni dove protagonista è stato «L’amore irrimediabile per l’arte che coniuga la conoscenza di sé con la conoscenza del mondo», ci ricorda l’artista.
A Ilaria Bonacossa invece il compito di annunciare quello che tutti si aspettavano, ovvero la redazione di un documento generale che, nelle prossime due settimane, metta nero su bianco gli statement, le proposte e le idee che ciascun tavolo di lavoro ha tirato fuori.
A futura memoria, insomma, come del resto lo sono gli obiettivi fondamentali di cui parla Pierluigi Sacco: mantenere aperto il forum ma, prima ancora, puntare alla creazione di un’istituzione tutta italiana, sul modello di Pro Helvetia o Mondrian Foundation, che sia di supporto anche finanziario per le arti contemporanee. Una necessità, visto che sarà difficile se non impossibile arrivare ad avere in Italia un organismo simile agli Arts Council di stampo anglosassone.
Molti gli interventi, con grande enfasi dalla platea che ha tenuto alta l’attenzione fino a pochi minuti fa, sintomo che questa situazione era attesa da molti, e da tempo.
Al di là, però, della sfida di un “coordinamento” generale, l’obiettivo più simbolico di questi giorni espresso dal direttore del Centro Pecci, Fabio Cavallucci, è la necessità per il contemporaneo di conquistarsi una fetta nella comunità italiana: siamo stati tutti qui, Exibart in primis, per raccontarvi che si è detto e fatto, ma non basta. Se vogliamo davvero cambiare le carte in tavola è necessario che si vada oltre la partecipazione degli addetti ai lavori e della stampa specialistica. E colmare una disattenzione “sociale” che, da anni, sembra diventata irrimediabile per quest’area della cultura, ignorata spesso anche dalla stampa generalista. Qualcosa, per ora, si è mosso: la scommessa sarà continuare a farlo.

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  • Il sistema italiano sta facendo un grande sforzo di psicanalisi, che il mio blog auspica da sei anni. Io non ho mai avuto intenti cattivi e denigratori, ma di stimolo verso il sistema. Forse dovevo rimanere sul palco come se il paziente "sistema dell'arte" fosse sul lettino dello psicanalista. Difficile psicanalizzarsi da soli.
    Prima del problema del critico-curatore c'è un problema di ruolo dell'artista, ossia: l'artista oggi è debolissimo, perché le opere sono debolissime. E per sopravvivere deve diventare un operaio delle pubbliche relazioni, e proporre opere standard e omologate come un burocrate delle creatività. Il critico-curatore diventa una sorta di regista che però non propone un'opera unitaria. Se aggiungi a questo la debolezza dell'artista il risultato è un vuoto (Expectation, Mart, Rovereto, 2009). Infatti parliamo di forum, biennali, mostre, ma mai delle opere! E se ne parliamo lo facciamo in termini descrittivi e non argomentando luci e ombre. Io l'ho fatto negli ultimi anni e sono visto come un lebbroso. Per questo la nostra prima proposta concreta, che presto verrà sottoposta al forum, sarà un nuovo programma di formazione degli artisti. Insieme a questo problema troviamo l'assenza di un valore condiviso dell'arte contemporanea (e forse anche per l'arte antica c'è una retorica..). Questo fà sì che il pubblico del contemporaneo in italia sia formato solo da addetti ai lavori e pochi curiosi distratti smaniosi di saltare sul gonfiabile di Tomas Saraceno (effetto luna park per adulti, vedi biennale, vedi expo). Per tanto la nostra seconda proposta è quella di un nuovo programma per la formazione del pubblico.

    Quando parlo di "formazione", sia per il pubblico e per gli artisti, non intendo didattica o educazione. Intendo creare un nuovo spazio di opportunità dove, per il pubblico, potersi interessare e appassionare e per gli artisti formarsi tramite gli stimoli giusti. Il primo passo è formare i formatori: ossia coloro che in tutta italia dovranno creare questo spazio di opportunità per pubblico e artisti. Stiamo già pensando ad una residenza in questo senso con un importante Fondazione italiana.

    Le azione sono due e da fare contemporaneamente: da una parte coinvolgere nuove fette di società per avere finalmente il supporto della politica; e contemporaneamente dare una scossa alla formazione artistica affinchè questo valore condiviso si possa basare su contenuti di qualità.

  • Il mio intervento al Forum dell'arte contemporanea italiana 2015 di Prato

    Tavolo M4.
    La lingua italiana

    Il 26/09/2015 ore 12.30
    Monash University Prato Centre

    Coordina:
    Cesare Pietroiusti

    Forte della sollecitazione di Cesare Viel che ha parlato di come si possa utilizzare la lingua italiana in forma performativa e della possibilità di utilizzare la scrittura in maniera creativa, trovo il coraggio per regalarvi questo mio breve testo autoreferenziale, come del resto molto del mio lavoro. Incoraggiato anche dal suggerimento di Cesare Pietroiusti quando afferma che bisogna indagare proprio lì dove si prova vergogna. Per cui, essendomi io molto vergognato quando ho pensato e scritto questa sorta di manifesto, ho deciso di regalarvelo così; Questa è la mia lingua, il mio linguaggio nel bene e nel male, a qualcuno piace i più lo odiano, anzi mi odiano, ma che posso farci? Che posso fare se non leggervelo e farmi odiare anche da voi?

    Mi presento sono Pino Boresta Artista virgola Artista punto Artista punto esclamativo Artista punto interrogativo Artista tra virgolette Artista punto e virgola Artista due punti

    Manifesto della Boresta:

    BORESTA ha mille attitudini e mille idee.
    BORESTA ha molti difetti qualche virtù ma in sostanza è un fregnone.
    BORESTA ha torto ma nessuno lo scrive.
    BORESTA ha ragione ma nessuno lo ammetterà mai.
    BORESTA racconta, afferma, dice sempre il vero.
    BORESTA commenta tutto nel bene e nel male.
    BORESTA sbaglia e fa la cosa giusta allo stesso tempo.
    BORESTA dicono sia inattuale e lui lo trova esaltante.
    BORESTA è un idiota ma dicono che fa il furbo.
    BORESTA è intelligente o è uno stolto? Questo non l’ha capito, neanche lui.
    BORESTA è cattivo, antipatico, scontroso, irascibile e urla sempre.
    BORESTA è arrabbiato ma riflette molto.
    BORESTA è permaloso ma non molla mai.
    BORESTA è copiato, seguito, usato, fintamente ignorato e fin troppo studiato.
    BORESTA è odiato e amato ma questo è il destino dei giusti.
    BORESTA è un artista di merda.
    BORESTA è un morto di fame e tale deve rimanere, perché è così che serve, è così che ci serve, è così che si serve.
    BORESTA è uno stupido perché non sa fare il finto umile.
    BORESTA è uno stupido perché non sa stare zitto.
    BORESTA è uno stupido perché per una battuta venderebbe il suo regno, ma Boresta non ha regno ma solo buffi, tre figli, una moglie, tanti quadri, tanti progetti, tanti documenti, tanti reperti, tanti lavori che probabilmente nessuno vedrà mai.
    BORESTA un giorno brucerà tutto questo, ma forse no! Perché questo è il più grande dispetto che può fare a tutti coloro che lo detestano.
    BORESTA nessuno lo vuole perché Boresta non ha un protettore né un procuratore e tanto meno un forte sostenitore.
    BORESTA vogliono relegarlo nell’oblio, ma Boresta farà di tutto perché questo non avvenga.
    BORESTA un giorno morirà.
    BORESTA è già morto.
    BORESTA vivrà per sempre, è per questo che sta lavorando, è per questo che costruisce da solo (senza schiavi) la propria piramide, ma se non ci riuscirà chi se frega, peggio per voi, peggio per loro, peggio per me, meglio per me.
    BORESTA è autoreferenziale ma se né vanta.
    BORESTA è presuntuoso ma lui crede in quello che fa.
    BORESTA è ostinato ma è colpa di quel grido che ha dentro, e che avvolte evade.
    BORESTA è incoerente e contraddittorio ma è fatto così.
    BORESTA non è un narciso, a Boresta non piace fare finta di parlare di altro e di altri per poi in realtà parlare di se, questo è quello che fanno tutti gli artisti in un modo o nell’altro, Boresta lo dice e lo fa.
    BORESTA va sempre dritto al punto e non gira intorno alle cose, non gira intorno ai problemi e ai non problemi.
    BORESTA alla fine non avrà rimpianti, ma quanto ha pianto…

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