Quando si dice sfiga, pare si dica Frieze New York. Un anno fa c’è stato un mezzo uragano che portò via metà del candido tendone che accoglie la fiera, bagnando un po’ di stand e relative opere. Questa volta il tendone è una maledizione a rovescio. Il caldo che fino alla notte scorsa ha arroventato New York (33 gradi) ha trasformato la tensiostruttura in un forno. Collezionisti in fuga, pubblico boccheggiante, galleristi imbufaliti e pronti a fare una class action per richiedere i danni a un management che non riesce a trovare la quadra per affrontare i problemi metereologici che sempre di più, per via del climate changement, affliggono la Grande Mela. Tanto trambusto che ieri sera ai galleristi è arrivata un’accorata lettera della direttrice, Victoria Siddall, dove la signora si scusa, assicurando che avrebbero fatto di tutto per risolvere i problemi di climatizzazione e “riportare i collezionisti in fiera”. Come? Mah. Tant’è che qualcuno ha trovato la lettera affettuosamente patetica.
Al di là, però, del caldo, che certo non aiuta per una visione serena della fiera, c’è da dire che quest’anno Frieze New York appare particolarmente indebolita. Nei due giorni di preview il pubblico è stato scarso, fattore climatico? Certo ma, forse, non solo. Le gallerie, a parte qualche eccezione concentrata soprattutto nelle sezioni “curate”, Frame e Spotlight, sembrano riproporre stancamente un’arte piuttosto “flashing” che compiace il gusto americano ma non convince.
Di vendite, per ora, non se ne parla molto, a parte la soddisfazione di quella galleria italiana capace di presentarsi in quasi tutte le fiere del mondo facendo quasi sempre bingo. P420 di Bologna è soddisfatta dei risultati, anche se la prima mattina, quella di mercoledì dalle 11 in poi riservata ai top collectors, ha patito un caldo boia. “Ma si sono visti gran bei collezionisti”, gongolano allo stand.
Poi rimane il problema della location. Troppo lontana e scomoda, tanto che alla fine nonostante i cinque giorni di fiera, Frieze New York è in realtà una “one day fair”: una fiera che dura solo un giorno. Perché chi ci va, poi non ci ritorna.
Che l’annuncio di Frieze Los Angeles a febbraio 2019 sia il presentimento di una prossima chiusura di Frieze New York?