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Gestione siti culturali di Ravenna. Ecco la risposta del Comune e della Fondazione RavennAntica

di - 6 Dicembre 2017
Sta facendo discutere la notizia, riportata da Il Fatto Quotidiano e di cui scrivevamo qui, sul nuovo accordo tra il Mibact e il Comune di Ravenna in merito alla gestione di molti siti culturali dell’Emilia Romagna, come la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Mausoleo di Galla Placidia, Il Museo Nazionale di Ravenna, la Domus dei Tappeti di Pietra, la Chiesa di Sant’Eufemia, la Chiesa di San Nicola, il Mausoleo di Teodorico, il Museo Nazionale di Ravenna e il Battistero degli Ariani, i cui servizi aggiuntivi, come caffetteria, libreria e attività didattiche, sono stati affidati a RavennAntica. Il Fatto Quotidiano puntava il dito contro la manovra, ritenuta troppo spregiudicata, non essendo stato istituito alcun bando o gara d’appalto. Nel nostro articolo specificavamo che la Fondazione Parco Archeologico di Classe, denominata RavennAntica, è un organismo misto, i cui soci fondatori sono enti pubblici e privati, come il Comune e la Provincia di Ravenna, l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, l’Università degli Studi di Bologna.
«È del tutto impossibile parlare di privatizzazione del patrimonio. I beni in questione non cambiano di proprietà ma restano dello Stato. Le prerogative del Polo Museale non subiscono alcuna variazione. Allo Stato continueranno a essere corrisposte le stesse percentuali e lo stesso ammontare degli incassi su biglietteria e bookshop. La novità riguarda la loro gestione, in virtù di un accordo di valorizzazione di portata nazionale attraverso il quale Stato e Comune mettono insieme i servizi per l’accesso al loro patrimonio», specificano, in una nota, il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, e il presidente della Fondazione RavennAntica, Giuseppe Sassatelli. «Oggetto dell’accordo sono i servizi aggiuntivi (biglietteria, bookshop, promozione e visite guidate) e quindi lo Stato non perde le sue prerogative e il Polo Museale continua a gestire i monumenti. L’obiettivo è quello di una gestione dei beni culturali condivisa tra Stato e Comune, e dunque più vicina al territorio e alla comunità locale, più partecipativa, meno centralizzata e in qualche modo lontana. Il Comune, come consentito dalla legge, affida i servizi aggiuntivi alla Fondazione RavennAntica, che è un soggetto con finalità e a maggioranza pubbliche», continua la nota. Che poi passa all’attacco: «Semmai, ad essere privata è la società che fino a poco tempo fa gestiva i servizi aggiuntivi dei monumenti statali ravennati: non una cooperativa ma un’ati capeggiata da un’impresa, Novamusa srl, in perenne contenzioso con il polo museale che lamenta la mancata corresponsione di 500mila euro di introiti con una qualità di servizi più che modesta, al punto che la basilica di Sant’Apollinare in Classe ha perso in dieci anni più della metà dei suoi visitatori, passati dagli oltre 300.000 dei primi anni 2000 ai 170.596 del 2016 (dati Mibact)».

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