«Io sono per una società senza suddivisioni di classe – scrive Harald Szeemann – ma devo accettare che ne esistono almeno due: quelli che hanno visto le mie mostre e quelli che non l’hanno viste. E poi c’è una terza categoria: chi non ha mai visto le mie mostre ma ne parla comunque […]»: a quest’ultima appartengono gli studenti del Corso serale di Curatela, tenuto da Andris Brinkmanis e Elvira Vannini, incentrato intorno all’indagine di alcune sue mostre memorabili, da “When attitudes become form”, paradigma di una revisione delle procedure curatoriali e la rottura di un canone espositivo, fino al display anarchico e anticonformista degli anni Settanta a partire dalla documenta 5 e la struttura dell’esposizione “theme-based”.
É seguendo questi principi, e seguendo una fascinazione che Szeemann continua a esercitare senza interruzioni, che NABA domani sera dalle 17 presenta un evento conclusivo, organizzato dagli studenti, con un talk incentrato sui principali contributi video, i film e i documentari dedicati a grande critico e curatore, insieme all’analisi di pratiche e metodi della ricerca in arte contemporanea: dalla scoperta di documenti inediti agli strumenti di divulgazione, alla storia della critica d’arte, a cui interverrà anche la curatrice all’Istituto Svizzero di Roma, Valentina Sansone. Seguirà la proiezione di Verzauberung auf Zeit, un documentario-ritratto su Harald Szeemann di Gaudenz Meili e Hans-Joachim Müller che presenta il metodo di lavoro, la vicinanza agli artisti e i principi anticonvenzionali della pratica del faiseur d’expositions, attraverso immagini, interviste e testimonianze su alcuni dei suoi più “iconici” progetti. Verzauberung auf Zeit rappresenta anche un documento straordinario per le 8 “tesi” (8 risposte di Szeemann a 8 obiezioni ideali al suo lavoro) e per l’omaggio dell’amico e artista Mario Merz. Inoltre, nel corso della serata si svolgerà Identiocracy una performance di Samantha Caligaris, ispirata alla mostra “Happening & Fluxus” alla Kunstverein di Colonia del 1971.
Il risultato di un approccio didattico che mette a fuoco le competenze di artisti e curatori a partire dalla costruzione dello spazio della mostra, attraverso l’esplorazione di differenti modelli, format e metodologie curatoriali – dal laboratorio all’approccio di natura discorsiva, all’attività editoriale alle – osservati da una prospettiva orientata sul sistema espositivo contemporaneo, oltre a una serie di focus tematici intorno alla storia dell’exhibition-making come vicenda ancora in corso di scrittura. E che anche in questo caso si rivela come “collettivo”, con la partecipazione al progetto e all’organizzazione curatoriale dell’evento di Samantha Caligaris, Arianna Camaggio, Viviana Cavalli, Gianmarco Corradi, Daniela Cozzi, Caterina Failla, Antonella Giovenzana, Alessandra Grata, Flavia Malusardi, Simona Olivieri e Vanina Viviani. Un team che ideato e la creato un atlante testuale e iconografico, con allestimenti di immagini, rielaborazioni, contributi e materiale didattico autoprodotto (mappe concettuali, appunti, stralci di libri e articoli, note), organizzato secondo aree tematiche, in relazione a ciascuna mostra e che assume come modello il documento di Harald Szeemann “How does an exhibition come into being?” in cui ripercorre le tappe e il processo di costruzione di When Attitudes. Per ricordare il grande Maestro attraverso le pratiche che più gli sarebbero state congeniali.