Lo scorso maggio l’artista David Tremlett (in alto con Ferruccio Dotta) aveva annunciato la donazione di un grande wall-painting, per la social house di Giulia di Barolo, fondata un secolo e mezzo fa dall’omonima filantropa torinese , che tutt’ora presta servizio a qualcosa come 15mila persone vulnerabili, accogliendo ogni giorno 350 richieste di aiuto e che ora avrà a disposizione anche una cinquantina di residenze temporanee.
Un’opera sociale, con l’artista invitato a Torino dall’amico Ezio Bosso, compositore e musicista, che ha permesso anche agli studenti dell’Accademia Albertina delle Belle Arti (esecutori materiali del wall painting) di confrontarsi – sul campo – con l’arte contemporanea.
“La condivisione del processo ha generato un senso di collaborazione, ma ha anche richiesto, da parte dei giovani artisti, concentrazione, disciplina, consapevolezza che si sono andate sviluppando nel corso del lavoro. D’altra parte alcune opere sono state da loro realizzate in autonomia sulle rampe delle scale dell’edificio, e qui restano visibili”, scrive Gabi Scardi, che ha seguito la direzione artistica del progetto.
“Le categorie di riferimento per Giulia di Barolo, erano Cura e Bellezza: sperimentava pratiche e proponeva politiche per nutrire le capacità nelle persone e migliorare i loro contesti di vita, aumentando così dignità e possibilità. Sviluppò un inedito e profetico progetto sociale coniugando l’umano, il gestionale, intrecciando educazione, assistenza, economia e cultura. Principi questi che oggi, in un’epoca in cui alla crisi dello Stato sociale stanno nascendo risposte di welfare di comunità, sono arrivati al centro dei pensieri di molti decisori, pubblici e privati”, si legge nella nota stampa che accompagna l’evento. Da qui la volontà di mettere a punto una nuova vita della “casa di Giulia”, che potesse comprendere anche la creatività come motore per innalzare lo sguardo, nonostante le difficoltà.
RHYTHM and FORM, titolo dell’intervento di Tremlett, dà così il benvenuto a tutti gli ospiti, abbracciando le parti comuni, accompagnandoli lungo tutti i corridoi di accesso alle abitazioni, invitando all’esplorazione di coloro che non conoscono questa realtà.