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Il filo del tempo. Ecco gli artisti che esporranno alla Galleria Nazionale di Tirana per il Premio Onufri |

di - 4 Dicembre 2017
Il macedone Zeni Ballazhi (Kichevo, 1975), gli albanesi Fani Zguro (Tirana, 1977), Leonard Qylafy (Korça, 1980), Vangjush Vellahu (Pogradec, 1987) e Adi Haxhiaj (Tirana, 1989), i kosovari Alketa Xhafa Mripa (Pejë, 1980) e Koja (Gjilan, 1982), il duo italiano composto da Emiliano Perino (New York, 1973) e Luca Vele (Rotondi, 1975), il messicano Calixto Ramìrez (Reynosa, 1980), la montenegrina Jelena Tomasevic (Podgorica, 1974). Sono questi i dieci protagonisti del prossimo Premio Onufri, la più importante manifestazione artistica albanese, che aprirà i battenti il prossimo 20 dicembre alla Galleria Nazionale di Tirana, fino al 31 gennaio.
Un parterre internazionale composto da artisti nati o attivi in Italia o nei Balcani ma con studi anche a New York, Londra e Berlino. Nomi solidi per curriculum e formazione, con ricerche interessanti sul piano formale e concettuale, che annunciano un’edizione tra le migliori in assoluto. Artisti di primo piano tra le giovani generazioni dell’arte contemporanea, che riescono a coniugare, una volta di più, le due opposte sponde dell’Adriatico, riflettendo non solo l’area di influenza del premio ma anche la provenienza del curatore Gaetano Centrone, nato e attivo in Puglia, dove è anche docente all’Accademia di Belle Arti di Bari, regione italiana naturalmente protesa verso l’Oriente, sia slavo che mediterraneo e che, con il dirimpettaio Paese delle Aquile, ha da sempre un rapporto di contiguità culturale. Per la XXIII edizione del premio, intitolata “Au fil du temps”, Centrone ha pensato alla memoria, tema complesso ma sempre suggestivo, invitando artisti che operano sul recupero memoriale, inteso sia come dimensione individuale e, soprattutto, collettiva. «Au fil du temps – ha dichiarato il curatore – è un’espressione meravigliosa della lingua francese, che ha una sua bellezza, sul filo del tempo. Un filo che intreccia la Storia con le storie personali, le spinte dall’alto con le diverse voci e polifoniche di un racconto». La mostra, si articolerà nelle sale della Galleria Nazionale, combinando sculture, pitture e installazioni, in un percorso ad alto impatto emotivo in cui sarà la Storia, con il suo complesso tessuto, a suggerire modalità percettive e ordito del racconto. Punto di partenza scelto dal curatore, è stato lo studio del tessuto socioculturale dell’Albania, visto non come mero osservatore esterno, ma dall’interno attraverso il lavoro degli artisti albanesi.
«Ho provato a trovare, per quanto possibile, un denominatore che accomunasse la loro esperienza. Li studio da anni e quello che mi ha colpito è la preponderanza della Storia nei loro lavori. Ma non volevo farne una mostra politica, non è mai nelle mie intenzioni, sono sempre molto attento a separare il momento culturale da quello socio-politico. Sono un convinto sostenitore della verità intuitiva delle forme artistiche, per cui ho virato sul concetto di tempo. Su come il tempo scavi nella nostra testa, e cosa ne rimanga a considerarlo ex post. E la differenza tra memoria collettiva e memorie personali è molto sfumata, più di quanto si pensi. Dicasi lo stesso per la differenza tra singolare e plurale. Esiste una o esistono più memorie collettive? E chi le forma? E quanto le memorie personali sono toccate dagli avvenimenti della storia? Inutile negare che in questa parte del mondo gli avvenimenti storici siano entrati pesantemente nel vissuto delle popolazioni», ha dichiarato il curatore. Per tentare di rispondere a queste e altre domande, non resta che attendere l’inaugurazione. (Carmelo Cipriani)
In home: Perino & Vele, Boom
In alto: Alketa Xhafa Mripa, In the name of the father

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