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“Il futuro è qui, ma non uniformemente distribuito”: ecco un bel titolo per una biennale. Quella di Sydney, che annuncia concept e artisti

di - 28 Ottobre 2015
Appuntamento il prossimo 15 marzo, per la ventesima Biennale di Sydney, quest’anno diretta da Stephanie Rosenthal, che prende in prestito dallo scrittore William Gibson il titolo per la manifestazione: The future is already here – it’s just not evenly distributed (Il futuro è già qui, è solo che non è uniformemente distribuito).
Un’edizione che sarà presentata in una serie di luoghi che la direttrice ha chiamato “Ambasciate di pensiero”, che funzioneranno proprio come le istituzioni “stato nello stato” e che a Sydney diventeranno Embassy of the Real (Cockatoo Island); Embassy of Translation (Museum of Contemporary Art Australia); Embassy of Spirits (Art Gallery of New South Wales); Embassy of Non-Participation (Artspace); Embassy of Stanislaw Lem (a bookshop); Embassy of Transition (Mortuary Station), e infine Embassy of Disappearance (Carriageworks).
Idea chiave questa Biennale è, tramite questi ambienti che riuniranno una serie di collettive, come la distinzione tra il virtuale e il fisico sia diventata sempre più sfuggente, così come lo spostamento dei concetti di spazio e terreno, e le interconnessioni e sovrapposizioni tra politica e strutture di potere finanziario.
Gli artisti? Boris Charmatz, Neha Choksi, Mette Edvardsen, Mella Jaarsma e Justene Williams, Agatha Gothe-Snape, Bo Christian Larsson, Archie Moore, Oscar Murillo, Keg de Souza, Cevdet Erek, William Forsythe, Lee Bul, Chiharu Shiota, Ming Wong e Xu Zhen, Sheila Hicks, Jumana Manna, Dane Mitchell, Sudarshan Shetty, Taro Shinoda e Nyapanyapa Yunupingu, solo per citarne alcuni, e il duo Karen Mirza e Brad Butler che si farà carico della “Ambasciata di non partecipazione”, considerando l’atto di “non partecipare” come attivatore di una posizione critica.
Tra le altre iniziative anche la raccolta, in consultazione per il pubblico, di copie di seconda mano dei libri dello scrittore di fantascienza polacco Stanislaw Lem (che avrà, infatti, la sua “ambasciata”). Si prevede uno strano universo, e chissà come sarà questo futuro. Almeno dell’arte.
Nelle foto: Mella Jaarsma, The Pecking Order, 2015. Courtesy the artist. Photo: Mie Cornoedus

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