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Il governo cubano mette i bastoni tra le ruote alla Biennale indipendente. Che va avanti

di - 11 Maggio 2018
La prima Biennale indipendente di Cuba è oramai arrivata alle sue fasi finali ma farà discutere ancora per molto tempo. Aperta sabato, 5 maggio, la #00Bienal è stata organizzata da Luis Manuel Otero Alcantara e Yanelys Nuñez Leyva e, oltre ad aver suscitato grande interesse nel mondo dell’arte contemporanea, con il coinvolgimento di circa 140 artisti provenienti da tutto il mondo e gli endorsement di personalità come Tania Bruguera, ha attirato su di sé le attenzioni particolari del governo.
Pensata come evento alternativo alla Biennale ufficiale, quella che si tiene dal 1984 e che beneficia delle risorse statali, la #00Bienal già aveva suscitato non pochi malumori, per le modalità di reperimento dei fondi, tramite crowdfunding. L’UNEAC-Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba, l’organizzazione professionale fondata nel 1961 dal poeta cubano Nicolás Guillén e che riunisce gli operatori del settore della cultura, ha accusato pubblicamente la manifestazione, declassata ad «abominio» e «organizzata con fondi dei controrivoluzionari», con l’obiettivo di «creare terreno fertile per promuovere gli interessi dei nemici», screditando il sistema istituzionale. Ma, nelle intenzioni degli organizzatori, lo scopo era quello di dare agli artisti e al pubblico un’occasione di incontro e di conoscenza, visto che la Biennale ufficiale, originariamente prevista per il 2018, è stata rimandata al 2019, a causa dell’uragano Maria che, a settembre 2017, ha provocato circa 30 morti tra Porto Rico e Cuba.
Secondo quanto riportato da Coco Fusco, artista nata a New York da madre cubana e che abbiamo visto anche alla 56ma Biennale di Venezia, gli artisti partecipanti alla #00Bienal e già iscritti all’UNEAC sarebbero stati anche minacciati di essere espulsi dall’organizzazione, perdendo, quindi, ogni possibilità di ottenere lavori statali. Gean Moreno, artista e curatore di Miami, ha raccontato anche di aver trascorso dieci ore alla dogana cubana, prima di vedersi negare l’accesso, «Viaggio regolarmente a Cuba da 34 anni ed è la prima volta che succede questo», ha dichiarato ad Artnet.
D’altra parte, gli organizzatori erano ben coscienti dell’opposizione del governo a un certo tipo di attività artistica non direttamente collegata allo Stato e la scelta di non rivelare ufficialmente i nomi dei partecipanti stranieri, per paura che fosse loro impedito di entrare nel Paese, forse non è stata poi così indovinata, oltre che trasparente. «Non rimpiango le mie azioni. Sono disposto a fare qualsiasi cosa per difendere l’arte, che è ciò per cui metterei in pericolo la mia vita», ha detto Alcantara all’Havana Times, quotidiano online cubano in lingua inglese. Magari esagerando un po’ nei toni, visto che, fino a oggi, a Cuba non è stato assassinato nessun artista, critico d’arte o giornalista. Comunque, il governo non è intervenuto e la #00Bienal continua il suo programma, che terminerà il 15 maggio.

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