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Il Grande Piano per Pompei al via. Arrivano gli appalti. Poco meno di quattro anni per rimettere in piedi il sito archeologico

di - 5 Aprile 2012
Stamattina, alla Prefettura di Napoli, si è svolta la conferenza stampa sul piano di legalità per il sito archeologico di Pompei, contro le infiltrazioni malavitose nei lavori di ripristino dello scavo napoletano. Alla presenza del Ministro Cancellieri, del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e di Pompei Claudio D’Alessio, dei Ministri Ornaghi e Profumo e Fabrizio Barca, Ministro per la Coesione territoriale, dei Presidenti della provincia di Napoli Luigi Cesaro, e della Regione Stefano Caldoro, si sono prese le misure in seguito all’appoggio della Comunità Europea sul piano di recupero dell’area delle 9 regiones che costituiscono gli scavi archeologici più noti al mondo. 105 milioni di euro in arrivo, circa 43 provenienti dalla UE e poco più di 60 da fondi italiani. Una programmazione che ha tre punti fondamentali: la messa in sicurezza degli scavi, la legalità, la trasparenza negli appalti. Cinque gare d’appalto per un valore complessivo di 6 milioni di euro sono pronte a partire e riguarderanno il restauro e il consolidamento di altrettante domus: quella di Sirico, del Marinaio, dei Dioscuri, delle Pareti Rosse e del Criptoportico.
Partite invece, all’indomani dei crolli degli ultimi mesi, le indagini idrogeologiche per la messa in sicurezza delle zone di via dell’Abbondanza, l’arteria dove causa meteorologia, condizioni idrogeologiche e precedenti restauri avevano provocato il crollo della “Schola Armaturarum”. Protocollo di legalità stilato invece dalla Prefettura contro probabili infiltrazioni malavitose nelle operazioni di restauro, che comprende il monitoraggio degli appalti di lavori, dei servizi e delle forniture, la tracciabilità dei flussi finanziari connessi alla realizzazione delle opere, sicurezza dei cantieri e la rapida e corretta realizzazione degli interventi.
In più la promessa ai cittadini di un riscontro sui lavori costante attraverso l’uso della Rete e dei social media.
Quindi, come dice tabella di marcia, entro il 31 dicembre 2015 la riqualificazione di Pompei sarà conclusa. Poco meno di quattro anni per mettere la parola fine a un disastro della cultura e della storia italiana o, quantomeno per tappare le falle più esagerate della situazione. Entro luglio saranno pubblicati i bandi per le regiones più a rischio, un valore di circa 10 milioni di euro, impegnati in consolidamenti strutturali, protezione degli affreschi e recupero dei mosaici. Le regiones restanti, sei, avranno appalti garantiti entro la fine del 2012, per 7 milioni di euro. Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività culturali, spiega che l’importante decisione è arrivata non solo per salvaguardare il patrimonio italiano ma è «anche finalizzato ad attrarre domanda turistica e attivare sul territorio iniziative imprenditoriali». Un concetto rimarcato anche dal Ministro Barca che ha puntato molto sul valore del progetto di recupero dell’area pompeiana: «Siamo consapevoli che l’operazione Pompei debba riversare i suoi effetti sul territorio. Devono arrivare afflussi di ricchezza sul territorio, e questo può esserci solo con un progetto chiaro, con bandi precisi, lavori solidi, sicurezza garantita: tutto questo sarà lavoro onesto». Mentre gli archeologi, soddisfatti per l’approvazione del piano, rimarcano che arrivi anche, come dichiara il Presidente della Associazione Nazionale Archeologi Tsao Cevoli, «un riconoscimento e una valorizzare per il ruolo fondamentale che i liberi professionisti abilitati del settore hanno. Con possibilità di concorrere in un quadro di regole chiare e trasparenti, favorendo in tutti i campi una vera libera concorrenza basata sulla qualità dei lavoratori e dei loro interventi».

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