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Il Ministro Bonisoli blocca il progetto di Palazzo dei Diamanti con un veto last minute

di - 19 Gennaio 2019
Il progetto di riqualificazione e ampliamento di Palazzo dei Diamanti non si farà. A poche ore dalla scadenza del termine previsto, il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, ha fatto arrivare un ordine di orientamento alla Soprintendenza di Archeologia, belle arti e paesaggio per Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, ponendo di fatto il suo veto sui lavori. La notizia era già stata annunciata nel corso dell’incontro di giovedì, 17 gennaio, tra Bonisoli e il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, che insieme alla Soprintendenza, nel 2017, aveva promosso il bando per la progettazione, poi aggiudicato da un team composto da 3TI progetti, studio Labics, dall’architetto Elisabetta Fabbri e dalla società Vitruvio. Il progetto era stato nominato vincitore da una giuria presieduta da Maria Luisa Pacelli, dirigente del servizio Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, e composta, tra gli altri, da Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e dall’architetto Alfonso Femia.
Secondo i documenti presentati dal Direttore Generale Gino Famiglietti, «I nuovi volumi si ritengono non compatibili con le esigenze di tutela del complesso monumentale, considerato in sé e nei suoi rapporti spaziali e percettivi, per come storicamente sedimentato. Infatti, l’approvazione del progetto, così come presentato, comporterebbe il prevalere della sua funzione di contenitore a scapito del suo valore di documento. Con conseguente pregiudizio per la conservazione dell’immagine attuale (e consolidata) del monumento, che è oggetto di tutela».
I piani avrebbero previsto la realizzazione di un nuovo padiglione polifunzionale, esteso su 660 metri quadrati, trasparente  e reversibile, nel giardino retrostante il Palazzo. Ma contro la realizzazione, giudicata poco rispettosa dell’eredità storica del monumento rinascimentale, si era schierata la Fondazione Cavallini-Sgarbi, con il critico d’arte che aveva lanciato una petizione e presentato un’interpellanza urgente al ministro. Le reazioni non si erano fatte attendere, con il fronte del sì pronto a lanciare la sua petizione, forte del sostegno di INARCH-Istituto Nazionale di Architettura e CNAPPC-Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Ma alla fine non se ne farà più nulla, nonostante un procedimento trasparente e regolare, la perfetta intesa tra Comune e Soprintendenza, l’appoggio delle istituzioni di architettura e un incontro tra sindaco e ministro che si sperava chiarificatore. Sancendo, di fatto, un precedente di non poco conto, che acuisce il cronico problema italiano dei concorsi vinti e mai eseguiti.
«Le necessità di nuovi spazi per fare fronte alle accresciute esigenze espositive, nonché il ripristino dell’anularità del percorso di visita, dovranno pertanto trovare diverse soluzioni», conclude l’atto di Famiglietti. «Le notizie che arrivano da Ferrara e che riguardano lo stop all’ampliamento di Palazzo dei Diamanti costituiscono un precedente pericoloso, oltre che antistorico e anticontemporaneo», ha fatto sapere l’Ordine degli Architetti di Roma, nel suo appello a Bonisoli. Secondo gli architetti, «Senza voler entrare nel merito della vicenda locale, non è ammissibile infatti che i vincitori di procedure trasparenti, dopo aver impegnato tempo e risorse nell’elaborazione dei progetti, si vedano privati dalla possibilità di esercitare. Del resto non è la prima volta che gli architetti sono protagonisti di simili spiacevoli vicende».
«Non c’è un vincitore, né uno sconfitto. Vincere un concorso non significa realizzarlo automaticamente. Questo Palazzo Diamanti è un progetto impossibile. La vittoria dell’Italia della tutela», è stato il primo commento di Vittorio Sgarbi. Immediata la controreplica di Chiara Tonelli, Professore universitario e Consigliere dell’Ordine degli Architetti: «Siamo in un paese, culla dell’architettura mondiale, in cui si è intervenuti nel corso delle epoche per sovrapposizione di stili: oggi invece sul contemporaneo non si riesce ad andare avanti».

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