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Il mistero del guanto rosa. Sara Enrico si aggiudica la settima edizione del Menabrea Art Prize

di - 4 Dicembre 2017
Di chi è quel guanto? Cosa o chi sta indicando? L’unica a poter rispondere a queste domande è Sara Enrico (Biella, 1979), vincitrice della settima edizione del Menabrea Art Prize 2017, contest che premia la migliore etichetta pensata per lo storico marchio di birra, fondato nel 1846 a Biella. Tema di quest’anno è stato il McGuffin, ovvero l’espediente narrativo usato per mettere in moto la trama, come chiamato da Alfred Hitchcock e, come insegnano Quentin Tarantino e David Lynch, potrebbe trattarsi di qualunque cosa, una valigia chiusa a chiave, una scatola blu, un antico vaso. Per Enrico, è un lungo guanto rosa, un po’ da femme fatale. «L’etichetta di Sara Enrico è motore di curiosità e attenzione, oggetto di molteplici interpretazioni possibili: la rappresentazione dell’indumento attiva una funzione narrativa, non è un contenuto o un significato definito per lo spettatore», si legge nella motivazione della giuria, presieduta quest’anno da Edoardo Bonaspetti e composta da Francesco Simeti, Mauro De Iorio, Emanuel Layr, Paola Maina e Danilo Ruggiero. L’artista biellese ha tratto ispirazione dalla storia di Emma Bovary, protagonista del celebre romanzo di Gustave Flaubert, isolando un indumento che, nel romanzo, diventa elemento linguistico, strumento di seduzione, «lo spettatore viene distratto, il pensiero condotto altrove: verso una persona? Verso un oggetto fuoricampo? Cosa significa il guanto?». Enrico si aggiudica il contributo in denaro per la produzione di un’opera inedita e la possibilità di realizzare e pubblicare un libro d’artista o un’edizione in collaborazione con CURA.BOOKS e Untitled Association. L’etichetta di Sara Enrico è stata selezionata fra le proposte di Gaia Di Lorenzo, Alessandro Di Pietro, Andrea Polichetti, Marta Ravasi.

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