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Il Museo d’Arte Contemporanea di Teheran riparte dai suoi Picasso e Warhol dimenticati

di - 29 Agosto 2018
Più di 500 opere di artisti come Pablo Picasso, Andy Warhol, Mark Rothko, Francis Bacon e Marcel Duchamp, conservate nei depositi del TMOCA-Teheran Museum of Contemporary Art, saranno esposte nei 5mila metri quadrati dell’edificio progettato a fine anni ’70 da Kamran Diba, in occasione di “Portrait, Still-life, Landscape”, mostra che aprirà il 21 febbraio 2019 e sarà visitabile fino al 20 aprile. E non è improbabile che questo numero già imponente sia destinato ad aumentare, visto che Mattijs Visser, curatore dell’esposizione, è ancora alle prese con il lavoro di catalogazione delle opere, che languivano impacchettate fin dal 1979. L’anno della Rivoluzione Iraniana, quando le milizie guidate dall’Ayatollah Khomeyni riuscirono a sovvertire la monarchia dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, instaurando la repubblica islamica sciita, la cui costituzione si ispirava alla shari’a. Farah Pahlavi, l’ex imperatrice iraniana, spinse per la creazione di un museo di arte moderna in Iran fin dai primi anni ’70 e riuscì ad accumulare una vasta e ricca collezione di capolavori nordamericani ed europei, per l’inaugurazione del TMOCA, avvenuta nel 1977. Allo scoppio della Rivoluzione, lo scià e l’imperatrice fuggirono, la collezione fu trasportata nel seminterrato nel museo e lì dimenticata per decenni.
Nel 2016 la Prussian Cultural Heritage Foundation aveva annunciato un accordo con il TMOCA per organizzare una esposizione itinerante delle opere in Europa, prima nei musei di Berlino e poi anche al MAXXI ma, alla fine, non se ne fece nulla. Invece, adesso, Visser ha avuto l’incarico di risistemare la collezione per dare nuovo vigore al museo che, comunque, negli ultimi anni, ha ripreso una discreta attività, con mostre di artisti contemporanei locali ma anche occidentali, come Wim Delvoye e Tony Cragg, peraltro molto seguite, ha confermato Visser. Questa nuova esposizione metterà in dialogo le opere appena riscoperte – e le altre che ne verranno – con gli altri pezzi della collezione già visibili, tra reperti storici e opere di artisti iraniani. Un dialogo di certo non semplice, visto che la cultura iraniana – almeno quella ufficiale – rimane particolarmente sensibile a certi argomenti ma Visser ha specificato che la sua mostra non ha alcun intento politico e non teme l’intervento della censura, visto che, per esempio, ha già scelto di non esporre nudi, che pure sono presenti tra le opere in collezione.

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