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Il poeta del cemento. Morto in Umbria lo scultore Giuseppe Uncini

di - 31 Marzo 2008
Un lavoro mio, del 1961, quando l’Italia era tutta molto povera. Quindi un’opera molto realistica, quasi una testimonianza della nostra storia...”. Questo ci diceva lo scorso anno, ad Artefiera, Giuseppe Uncini, parlando a Exibart.tv di un suo cemento. Poche battute, ma che rendono bene la tensione etica che ne animava il lavoro. Animava, perché il grande scultore, uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana dei mitici Sessanta, è morto nella notte scorsa a seguito di un malore che lo ha colto nella sua casa in Umbria, a Trevi. Nato a Fabriano nel 1929, nel 1953 si era trasferito a Roma su invito dello scultore Mannucci che lo aveva accolto nel suo studio dandogli la possibilità di frequentare artisti come Afro, Burri, Cagli, Capogrossi, Colla, De Kooning, Leoncillo, Marca Relli e Turcato. La svolta nell’evoluzione artistica di Uncini arriva nel 1958, con la creazione del primo Cementarmato, opera/oggetto costruita con il cemento, tecnica che resterà la sua cifra distintiva e lo renderà celebre anche a livello internazionale. Con Festa, Lo Savio, Angeli e Schifano, fu tra gli animatori della Scuola Romana, e nel 1961 allestì la sua prima importante personale alla Galleria l’Attico di Roma. Nel 1965 lavora al gruppo di lavori Strutturespazio, che saranno poi presentati nel ’66 alla XXXIII Biennale di Venezia, dove sarà anche nel 1984 con una sala personale. Nel 1990 partecipa alla rassegna L’altra scultura a Madrid, Barcellona e Darmstadt, mentre nel 1999 espone al PS1 di New York in Minimalia. Nel 2007 una sua ampia antologica era stata presentata nelle due sedi delle gallerie Gio Marconi e Christian Stein.

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Il video di Exibart.tv con l’intervista a Giuseppe Uncini

[exibart]

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