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Il suono del limite. Le fragili sculture di Arianna De Nicola, al 16 Civico di Pescara

di - 12 Giugno 2019
Il suono assordante è quello del martello per fissare le ceramiche al muro. Il suono armonioso è quello delle ceramiche in frizione tra loro. Il limite impalpabile tra il suono e la sua apparente assenza è il fulcro di “Il suono del limite”, mostra di Arianna De Nicola a cura di Maila Buglioni, visitabile fino al 22 giugno presso lo spazio dedicato all’arte contemporanea 16 Civico, a Pescara.
Nelle tre stanze adibite a galleria trovano posto gli oggetti preziosi dell’artista romana, fragili corpi floreali e antropomorfi scolpiti nella ceramica e sparsi sulle pareti come insoliti scacciapensieri. Nel salotto d’ingresso sono esposte le sculture Appesi ad un filo I e II, candide creazioni che giocano con la percezione del visitatore nei confronti del materiale ceramico, inflessibile nella sua eleganza ma fragile nell’essenza. Appese a fili di nylon e sorrette da ganci di ferro, le due opere appaiono sospese in un equilibrio precario, al limite tra l’immobilità e la caduta imminente. Basterebbe un filo di vento a rompere gli indugi.
Un secondo ambiente oscurato da una tenda pesante introduce alla prima installazione Il suono del limite I, dove esili listelli di ceramica sono appesi al centro della stanza buia. L’interazione dell’uomo con la materia finita della scultura produce una melodia istantanea, imprevedibile e rassicurante, lasciando alle spalle l’ipotesi di una rottura causata dallo scontro reiterato tra i pezzi. L’allestimento della terza stanza è anticipato dalla proiezione de Il suono del limite, una video performance che documenta l’artista nell’atto di disporre le opere sulla parete.
Nel silenzio assoluto, De Nicola inchioda le piccole sculture mettendo a rischio l’integrità dell’operazione forando il materiale con un martello. Il risultato è Il suono del limite II, un’installazione che richiama alla mente un moderno erbario di campioni in fase di essiccazione. Le foglie di ceramica, accese da un lieve nota di colore, sono spinte all’estremità del chiodo, costrette in una posa scomoda, quasi ansiogena, che spinge il visitatore al contatto ravvicinato con gli oggetti, a tastare con mano la loro raffinata fragilità. È di nuovo lo spettatore a rispondere alla provocazione, a interagire con le ceramiche per spingerle indietro, producendo un suono più o meno piacevole, o lasciarle lì e affidarle al caso.
Ammirate da lontano, le creazioni di De Nicola vestono un’estetica fatta di precisione e delicatezza, ma è solo avvicinandosi che tutte le imprecisioni vengono a galla e ciò che si credeva di aver capito poco prima si rovescia. L’artista romana propone uno straordinario lavoro empatico in costante dialogo con le percezioni umane, stimolando una reazione nel visitatore senza mai chiamarlo in causa. Il suono del limite gioca con i limiti, le convenzioni e le convinzioni, innescando in chi la osserva una riflessione inattesa e positiva. (Giulia Fonzi)

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