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Immagini dal tempo che fu. Yvonne De Rosa racconta la storia di un archivio trovato per caso

di - 12 Dicembre 2018
“La parte più bella del viaggio è la ricerca”. Questo è lo spirito che si insinua nell’animo della fotografa Yvonne De Rosa, spingendola in giro per il mondo a osservare e studiare i luoghi che diventeranno oggetto dei suoi lavori fotografici. I suoi progetti sono sempre una fusione di elementi, una indagine del territorio. I pezzi raccolti si sovrappongono, si accumulano e, un po’ alla volta, il materiale viene recuperato e riordinato.
Già nel 2008 con questo metodo è stato presentato il libro Crazy God, un percorso di analisi emotivo e visivo sull’ex manicomio Leonardo Bianchi. Sfogliandone le pagine, si incontrano fotografie alternate a lettere e materiale trovato nelle stanze dell’ospedale. Questo approccio, De Rosa lo riporta anche nel suo lavoro Albania Available For Rent e nello spazio dei Magazzini Fotografici, un vero e proprio progetto di recupero e rigenerazione urbana. Anni fa, nel suo girovagare, la fotografa si è imbattuta in un vecchio borsettificio abbandonato proprio nel cuore di Napoli. Innamorata di questa area ne ha fatto un luogo di promozione sociale e una casa della fotografia, dove le persone si incontrano e i mondi si intrecciano, raccontando storie, esperienze, conoscendosi e confrontandosi.
«Cercavo un posto mio, mi sono imbattuta in questa vecchia fabbrica abbandonata e all’inizio ho pensato di fare uno studio o uno spazio co-working. Così è cominciata l’avventura. Ci sono voluti sei mesi per ripulire tutto. Poi ha preso il sopravvento l’idea di un altro progetto, uno spazio della fotografia non solo mia ma della cultura fotografica. È cominciata un’altra sfida quella di creare uno spazio aperto, un luogo di scambio di interazione sulla fotografia. Così è nato, tre anni fa, Magazzini Fotografici».
Con lo stesso entusiasmo, De Rosa ha presentato, all’interno del suo spazio, “Archivio Magazzini”, un progetto che prevede di recuperare oltre 10mila scatti di un ignoto fotoreporter napoletano degli anni ’40-’50. La storia di queste foto è curiosa e ha visto De Rosa combattere, per salvarle. Spulciando tra i robivecchi della città, si è imbattuta in una vecchia scatola la cui etichetta dichiarava “materiale elettrico”. Aprendola, vi ha trovato una lunghissima serie di pacchetti di negativi sigillati e numerati allo stesso modo, segno di appartenenza allo stesso fotografo, risultato anonimo, almeno finora. Il desiderio di recuperare questo materiale è stato immenso ma la trattativa ardua. Per principio, il commerciante aveva deciso di rivendere i pacchetti separatamente e De Rosa avrebbe impiegato anni per conquistare le due scatole appartenenti al fotografo sconosciuto. Così è iniziata la meticolosa opera di recupero di questo tesoro ritrovato.
Ogni pacchettino necessitava di essere maneggiato con cura, scollando la carta con attenzione, staccando lentamente i negativi che portano i segni del tempo e della cattiva conservazione. Successivamente, la fotografa ha osservato i negativi, selezionando quelli che hanno catturato la sua attenzione per qualche dettaglio e, dopo averli sviluppati, si è ritrovata indietro nel tempo. Una Napoli tra gli anni ’40-’60, con volti noti come quelli di Anna Magnani e Sofia Loren ma anche gente di strada, paesaggi, indagini di polizia e altro. Uno «Spaccato della società, quello che eravamo, una parte della nostra storia», racconta affascinata De Rosa, mentre cammina tra la selezione che ha portato in mostra, con foto di Jackie Kennedy, Stravinsky, Eduardo De Filippo, personaggi facilmente riconoscibili dal pubblico, scelti per attirare l’attenzione su questa scoperta. «La parte più importante verrà in seguito, portando avanti questo progetto, quando verranno fuori i volti comuni nella Napoli di quegli anni», un’operazione minuziosa di recupero, attraverso un lungo lavoro di restauro e digitalizzazione, che porterà alla luce una città autentica, da non dimenticare. (Michela Sellitto)

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