La parola d’ordine è guardare avanti, perché sono passati appena tre mesi – era il 27 febbraio la data dell’annuncio dell’edizione 2014 all’Ermitage di San Pietroburgo- che Manifesta già programma il 2016, a Zurigo. Ebbene si, la Biennale itinerante e sempre in cerca di luoghi non sempre “comodi” e facili (giusto per fare un esempio la miniera di The deep of the Modern a Genk, Belgio, edizione 2012 e 100mila visitatori registrati) avrà due edizioni in location più istituzionali.
«Dal lancio di Manifesta negli anni ’90 la sua missione è stata quella di esaminare la topografia culturale dell’Europa. In passato Manifesta ha tipicamente scelto regioni periferiche o controverse come ospiti, ma Zurigo ha una storia molto lunga di liberalismo artistico e intellettuale. È stata una città storicamente incubatrice di movimenti politici e artistici rivoluzionari, offrendo asilo a intellettuali di tutto il mondo» si legge nel comunicato rilasciato sul sito della Fondazione, con chiari riferimenti al Dadaismo, nato al Cabaret Voltaire nel 1916 -sarà un caso, la scelta di approcciare la città svizzera nel centenario della corrente?
E ancora: «Oggi Zurigo è una delle città più economicamente e tecnologicamente avanzate del mondo. Questa impostazione darà a Manifesta 11 l’opportunità di esplorare questioni globali riguardanti i processi di urbanizzazione, lo spazio metropolitano e la società».
Il direttore Hedwig Fijen ha parlato di «grande apprezzamento per l’apertura di Zurigo, con la consapevolezza che una Biennale come Manifesta porta esiti imprevedibili», mentre Corine Mauch, sindaco della città, insieme a Peter Haerle, direttore degli affari culturali della città, hanno dichiarato che l’arrivo della Biennale itinerante è «un’altra pietra miliare negli affari culturali della città. Riceviamo con Manifesta un’opportunità unica per dimostrare il nostro impegno negli sforzi di politica dell’arte e per dimostrare la nostra competenza culturale, per rafforzare la posizione di Zurigo come Città della Cultura e delle Arti». Niente di meno, a poche centinaia di chilometri dal Belpaese.