Che farebbero tutto il giorno giornalisti e critici d’arte, se un bel giorno del 1917 Marcel Duchamp non avesse capovolto quel famoso orinatoio? C’è da chiederselo, visto che spesso La Fontaine viene citata come l’origine della presunta incomprensibilità, fumosità dell’arte contemporanea. Della “trovata”. A queste temperie la Fondazione Benetton di Treviso dedica un ciclo di 5 conversazioni, intitolate appunto Per (non) capire l’arte. Che partono da un assunto: l’arte contemporanea spiazza, demolisce, destabilizza e suscita dubbi, sembra, quasi per partito preso. E, soprattutto, produce e consuma personaggi. La tematica verrà approfondita dal punto di vista dell’estetica, del restauro, del mercato, con interventi di studiosi come Virginia Baradel, Massimo Donà, Paolo Fabbri, Philip Ryland. L’ultimo incontro verterà invece su Transitabilità, contaminazioni virtuose tra arte ed economia, di cui parleranno Pierluigi Sacco, Giancarlo Politi e Franco Bernabè.
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Ma quante sanguisughe attorno alla torta dell'arte!
E' come se si spiegasse o si volesse capire un intervento chirurgico, escludendo i chirurghi.
... bisogna precisare capire l'arte MODERNA. Ma non è giusto volerla spiegare. Qualcuno sente il bisogno di "capire" la musica dodecafonica? O seriale? Se si diverte e incuriosisce a sentirla resta, se si annoia se ne va. Un vero artista moderna fa ogni sforzo possibile proprio per non essere capito e diverte nella misura in cui ci riesce. Se viene capito non è più moderno. Non per questo può non essere un bravo e addirittura grande artista. Anzi! Quei tizi che adesso spiegano l'arte moderna "incomprensibile" invecchiano, se ci riescono, gli artisti. Non gli fanno un piacere ANDO GILARDI