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Inside Kandinskij. Spitz-Rund restaurato, in esposizione al Museo della Ceramica di Mondovì

di - 14 Novembre 2018
Si riesce a scoprire sempre qualcosa di nuovo, ogni volta che si osservano certe opere d’arte, come se le loro armonie segrete volessero svelarsi solo poco a poco. Certo, le tecnologie più avanzate ci danno una mano e non solo a vedere ma anche ad attraversare, fin nella profondità del pigmento, del tratto, della pennellata. Ricco di un fascino tanto storico quanto vivido, è “Kandinskij, l’armonia preservata. Dietro le quinte del restauro”, il progetto che Fondazione CRC, Comune di Bergamo, GAMeC e Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, presenteranno il 15 novembre, al Museo della Ceramica di Mondovì.
Lo scorso anno fu la volta de Il signor Arnaud a cavallo, opera di Edouard Manet, adesso invece potremo ammirare Spitz-Rund, un olio su cartone realizzato nel 1925 dal Wassilij Kandinskij, padre dell’Astrattismo europeo, in prestito dalla Collezione della GAMeC. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 3 febbraio 2019 e sarà l’occasione per svelare gli esiti dell’intervento di studio e consolidamento realizzato sul dipinto dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.
Kandinskij dipinse Spitz-Rund durante il periodo di docenza al Bauhaus di Weimar, incarico che svolse dal 1922 al 1925, chiamato da Walter Gropius. L’opera mostra tutta l’influenza della scuola, al punto da esserne considerata una sintesi: è il frutto dell’elaborazione di un nuovo linguaggio pittorico di Kandinskij che, in questa fase della sua vita, ricondusse le linee, prima libere di fluttuare nello spazio pittorico, a forme geometriche elementari come rette, cerchi e triangoli, all’interno delle quali l’uso dei colori viene posto in relazione con i corrispondenti suoni. Il tondo blu scuro collocato al vertice superiore destro è il principale punto di energia generatrice del dipinto, associato da Kandinskij al contrabbasso: «Il cerchio è figura semplice, complessa e misteriosa, simbolo dell’universo». Accanto alle forme verdi, per sonorità ed emozione accostate alla quiete, e al campo di fondo rosso-violetto, che trattiene e conferisce uniformità all’insieme, il giallo risalta appieno con le proprie qualità dinamiche, avvicinabile allo squillo della tromba: «Il triangolo è sempre giallo e risulta tagliente e imprevedibile».
Una campagna diagnostica riaccende ora i riflettori sull’opera, entrata a far parte delle Collezioni della GAMeC nel 1999, grazie alla donazione di Gianfranco e Luigia Spajani che includeva, oltre agli esiti maggiori della pittura italiana del Novecento – Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Savinio, tra gli altri – anche una selezione di artisti stranieri tra cui, oltre a Kandinskij, Hans Hartung, Hans Richter e Roberto Sebastian Matta. Il percorso espositivo, strutturato in tre differenti sezioni, offrirà al pubblico strumenti di approfondimento utili a scoprire il dipinto ma anche le diverse fasi che si celano dietro al restauro di un’opera d’arte. La mostra è pensata come un’esperienza immersiva, che consente al visitatore di scoprire l’opera sotto diverse prospettive di investigazione, dalla poetica alla tecnica esecutiva, sino alla lettura delle fragilità del dipinto che, a causa dei materiali costitutivi e della storia conservativa, ha richiesto un impegno accurato.

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