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Invernomuto per Meru Art*Science Award. Il duo vince il nuovo premio con il video “Aion A”, ispirato alle ricerche di Emma Kunz

di - 1 Agosto 2013
Galeotta è stata Emma Kunz, ricercatrice, naturopata, guaritrice, artista svizzera, scomparsa nel 1963, che attraverso la pratica terapeutica del pendolo ha applicato la tecnica alla creazione di disegni geometrici su carta millimetrata, nei quali linee e colori indicano specifici, stati d’animo e visioni che Kunz aveva del mondo e della natura. E della natura, a scopi terapeutici, la Kuntz si era servita già nel 1942, quando nei pressi di Würenlos, scoprì una pietra che lei stessa definì “Aion A”.
Un incontro, quello con la Kuntz, che per molti è avvenuto quest’anno, in occasione del “Palazzo Enciclopedico” di Gioni, che ha inserito l’artista scienziata alla mostra ai Giardini. Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, alias Invernomuto, hanno invece raccolto l’eredità di Kunz per il primo Meru Art Science Award, indetto dalla Fondazione Meru in collaborazione con GAMeC di Bergamo. Selezionati da una giuria composta da Zaverio Ruggeri, della Fondazione Meru, Alessandro Bettonagli, Associazione BergamoScienza e dal direttore del museo Giacinto Di Pietrantonio, il progetto del duo, segnalato da Andrea Lissoni, ha convinto “per la particolare pertinenza con il tema del Premio che si esplica nell’indagine intorno alla complessità scientifica e artistica del multiverso a partire dalle ricerche di Brian Greene e alla ricerca liminale tra arte e scienza condotta da Emma Kunz”.
Il video, intitolato proprio “Aion A” segue un doppio tracciato di ricerca: da un lato la figura di Emma Kunz e la scoperta della pietra curativa, dall’altro la teoria del multiverso, uno dei concetti più radicali emersi nella fisica degli ultimi decenni, che considera la possibilità di un insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo. Un video insomma “scientifico”, entrato nello studio di Emma Kunz e narrato da una delle voci più importanti del multiverso.
L’opera entrerà a far parte della Collezione Permanente della GAMeC e degli archivi della Fondazione MERU e dell’Associazione BergamoScienza, e sarà inaugurata proprio in occasione del Festival, nonché della Giornata del Contemporaneo.

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