Si sa, la capitale lombarda è capace di trasformare in denaro ogni cosa che gli passi accanto. E insieme a New York, Londra e parzialmente Parigi, è l’unica città ad accogliere grandi aziende che fan soldi negli ambiti che altrove sono poco più che hobby: la moda, il design, l’editoria. La creatività insomma.
Una ricerca della Camera di Commercio milanese, uscita negli ultimi giorni di settembre 2003, indica che nel capoluogo lombardo l’industria della cultura è un gigante da un miliardo e mezzo annuo di giro d’affari. Con ben 1500 aziende coinvolte. Il problema -ma questo dalla ricerca non è emerso- è che non fanno altro che lamentarsi!
[exibart]
La Pinault Collection presenta a Venezia due progetti che lavorano sulla realtà contemporanea, con Armitage che usa la figurazione per…
Magazzino Italian Art prosegue il programma di approfondimento degli artisti legati al movimento dell’Arte Povera: dopo Piero GIlardi e Michelangelo…
L'anonimo collettivo artistico Secret Handshake ha installato un wc dorato di tre metri davanti al Lincoln Memorial di Washington: arte…
Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 30 marzo al 5 aprile, in scena nei…
Algoritmi, Intelligenza Artificiale, potere, sicurezza e responsabilità: il nuovo paradigma del controllo, raccontato con inquietante profondità nel nuovo film di…
Gli spazi della Thomas Dane Gallery di Napoli ospitano una mostra che riunisce otto artisti, da Tatiana Trouvè e Anri…
Visualizza commenti
C'è chi dice che l'arte deve stare fuori dal mercato.
Di cose se ne dicono tante, ma è certamente sicuro che la creatività ha il suo prezzo.
Ben venga quindi lo stile newyorkese che investe capitali sulla creatività (moda, arte visiva, design,etc.), perchè è appunto è dei capitali che ha bisogno il settore "artistico".
Purtroppo sappiamo che l'italia è per il 90% provincia, provincialismo e calcio.
Forse con un'intensa apertura verso l'europa (Londra, Belino, Madrid, etc.) potremo avere due run incremento.
L'unico modo per saperlo è investore sulla cultura e sui talenti, ma sfortunatamente siamo ancora lontanoi da questa "politica".