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“La fine del mondo” si avvicina. Ecco, a un mese esatto dal Grand Opening, le novità del Centro Pecci, museo diffuso e radicato sul territorio

di - 15 Settembre 2016
Sta per scattare il count down per l’inaugurazione del “nuovo” Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato: l’opening sarà il 16 ottobre dopo un lungo periodo di chiusura per ampliamento e restauro. Il primitivo edificio di Italo Gamberini aperto nel 1988 oggi è stato integrato con una nuova struttura progettata dall’architetto olandese Maurice Nio; quello che una volta era un museo ai margini della città oggi è completamente integrato nel contesto urbano e sarà un nuovo punto di riferimento per Prato, e non solo, un nuovo spazio dedicato alle arti contemporanee nella sua globalità: dalla danza ai video, dalle arti figurative alla musica.
Prima di arrivare al fatidico giorno, quando con la mostra “La fine del mondo” si apriranno al pubblico i nuovi spazi, ci saranno una serie di eventi, piccole tappe di avvicinamento, che prevedono la collocazione (dal 16 settembre al 18 ottobre) di una serie di opere della collezione storica (di Kapoor, Paolini, Merz, Pistoletto, Salvadori, Spoerri) del Pecci in diversi luoghi della regione: da Prato a Firenze, da Pisa a Vinci, quasi a sottolineare la volontà del Centro ad “attrarre” per poi restituire e irradiare nel territorio; il Pecci dunque inteso come un museo del territorio ma aperto agli scambi e al mondo. I luoghi prescelti per esporre queste opere sono, per lo più, musei e istituzioni scientifiche anche in linea con il tema della grande mostra “La fine del mondo” che – come spiega il direttore artistico Fabio Cavallucci – nonostante il titolo apocalittico che in parte rispecchia la realtà del mondo in cui viviamo, dall’altra sottolinea l’incapacità di comprendere fino in fondo questo nostro mondo quasi non avessimo più gli strumenti per capirlo completamente. Le opere sono dunque intese quasi come dei “fossili” attraverso i quali rileggiamo il mondo in cui siamo immersi. Ecco quindi il punto di tangenza con il mondo scientifico, con le istituzioni e le persone che hanno a vario titolo collaborato a dare una lettura del mondo in modo razionale.
Altro evento che affiancherà il Grand opening è la manifestazione “La Torre di Babele” che Pietro Gaglianò ha curato e coordinato coinvolgendo le gallerie toscane in una grande rassegna che si terrà nell’ex fabbrica Lucchesi.
Fabio Migliorati porterà in città (Camera di Commercio) “ICASTIC” un’edizione realizzata ad hoc per Prato di Icastica, nata qualche anno fa ad Arezzo.
La vocazione di Prato all’arte contemporanea risale ormai a oltre trent’anni fa quando una scultura di Henry Moore fu posta al centro di Piazza San Marco (1974); quest’opera è stata la prima di una serie che oggi costella tutto il territorio urbano. Nelle vicinanze del Pecci verranno poi nuovamente sistemate le opere di Mauro Staccioli e Anne e Patrick Poirier.
La riapertura del Pecci dunque è l’occasione per scoprire o riscoprire un tessuto urbano che seppur con un bagaglio storico di notevole rilievo ha sempre avuto uno sguardo volto al contemporaneo. (Enrica Ravenni)

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