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La grande ricchezza, poco diffusa, della cultura italiana. I dati del Rapporto Symbola 2018

di - 22 Giugno 2018
92 miliardi di euro generati, che arrivano a 255 se si considerano gli altri settori economici attivati dall’indotto, in primis il turismo, ovvero, il 16,6% del valore aggiunto prodotto in Italia. Se poi si calcola il numero delle persone coinvolte, con 1,5 milioni di occupati, cioè il 6,1% del totale in Italia, allora i numeri riescono a dare un’idea del peso sostenuto dalle industrie culturali. È quanto emerge dal rapporto 2018 “Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche, presentato a Roma alla presenza del ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, dal segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, dal presidente di Symbola, Ermete Realacci, e dal presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, con il coordinamento del segretario generale di Symbola, Fabio Renzi.
«Parlare di cultura vuol dire parlare di industria culturale e creativa e di conseguenza, come dimostrano i dati presentati oggi nel rapporto annuale di Symbola, significa parlare di lavoro, risorse e qualità della vita. Il lavoro nel settore culturale c’è e sta crescendo e non è banale che riguardi in particolare giovani in possesso di un titolo universitario. Questo è ancora più importante in prospettiva futura, se si considera che le professioni creative e le capacità umane saranno ancora più valorizzate in un contesto dove robotica e intelligenza artificiale difficilmente potranno sostituirsi all’uomo», ha commentato Bonisoli.
Nello specifico, le Performing arts generano 7,9 miliardi di euro di ricchezza e 141mila posti di lavoro, mentre per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico si contano 2,8 miliardi di euro di valore aggiunto e 51mila addetti. Anche il design fa registrare dati importanti, con 8,6 miliardi di euro di valore aggiunto, seguito dalla comunicazione, con 4,8 miliardi. Le imprese che rientrano nel Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano, a fine 2017, sono 414.701, con una percentuale del 6,7% di influenza sul totale delle attività economiche del Paese.
Purtroppo, questi numeri, pur incoraggianti e in generale crescita rispetto al 2016, non delineano una geografia ben distribuita, con l’endemico divario tra nord e sud sempre più ampio.
Troviamo quindi la grande area metropolitana di Milano al primo posto per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 9,9% e il 10,1%, Roma è invece seconda per valore aggiunto (9,8%) e terza per occupazione (8,6%) mentre Torino si colloca, rispettivamente, in terza (8,8%) e quarta (8,4%) posizione.  Considerando le macroaree geografiche, il Centro è in testa, con il 7,3% di incidenza del valore aggiunto prodotto, seguono il Nord-Ovest (6,8%) e il Nord-Est (5,4%). Il Mezzogiorno invece non riesce ancora a tradurre la sua incredibile varietà artistica, storica e paesaggistica in ricchezza e solo il 4,2% del valore aggiunto prodotto dal territorio è da ascrivere alla cultura. Napoli, all’11mo posto, è la prima città del sud nella graduatoria delle province per spesa turistica attivata dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo, nonostante tra i tassi di crescita più sostenuti, in ambito di frequentazione turistica, si siano riscontrati proprio al Museo archeologico di Napoli (+16%) e agli scavi archeologici di Ercolano (+17%).
Ma per Bonisoli questa rappresenta anche un’opportunità di rilancio, sulla quale investire nei prossimi anni. Nel frattempo il Ministro ha fatto sapere che martedì si recherà in Umbria e nelle Marche: «Stiamo finendo una fase di emergenza post sisma e stiamo passando alla rimessa in funzione di un grandissimo patrimonio. Ora dobbiamo dare visibilità a tutti coloro che stanno lavorando per salvare un pezzo del patrimonio distrutto dal terremoto. Quello che sta succedendo a livello mondiale – e l’ho visto in Cina – è il bisogno pazzesco di restauro, si sta capendo che lo sviluppo culturale di un paese è in parte legato alla conoscenza delle radici. E noi in Italia siamo pazzeschi, siamo i più bravi a usare le tecnologie del settore».

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