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La misteriosa storia di Luigi Pericle torna alla luce, da Ascona alla Biennale di Venezia

di - 1 Marzo 2019
In ogni luogo c’è una storia da raccontare. Questo è tanto più vero, se ci troviamo alle pendici del Monte Verità, ad Ascona. Nobile città del Canton Ticino, adagiata sul Lago Maggiore, Ascona non è stata soltanto punto di raccordo per decine di dadaisti, esoteristi e dissidenti vari della Grande Guerra ma è ancora fonte di storie straordinarie che meritano di essere conosciute.
All’ombra della sua mitica collina dell’Utopia, nel ‘600, visse per esempio il pittore Giovanni Serodine e, qualche secolo dopo, fu anche il luogo dove Carl Gustav Jung riparò per mettere a punto le sue teorie. Oltre a essere stata scelta da James Joyce per completare il suo rocambolesco romanzo, qui c’è un microclima eccezionale che fa nascere tuttora piante esotiche. E viepiù, negli anni trenta del ‘900, proprio qui ad Ascona giunse Luigi Pericle, un artista finora sconosciuto, la cui misteriosa vicenda, riscoperta soltanto da poco, sta aprendo scenari inaspettati per la storia dell’arte europea.
Chi era questo ignoto personaggio che ora d’improvviso balza agli onori della cronaca? E cosa ha fatto tanto da meritarsi una mostra a Venezia durante la prossima Biennale d’arte? Si apre un caso, una storia vera che, però, ha dell’incredibile. La vicenda di Pericle è caduta a lungo nell’oblio, come quella di altre centinaia di artisti e scrittori radunati intorno al focolare creativo di Bakunin, personalità dai destini incrociati. Soltanto da due anni, Greta e Andrea Biasca-Caroni la stanno ricomponendo pagina dopo pagina, rovistando tra centinaia di documenti e ritagli di giornali “riesumati” da alcuni sotterranei.
Ed è solo cosi che il nastro doveva riavvolgersi e la vita di Luigi Pericle e di Ascona stessa ricominciare, per rituffarsi nel mezzo degli anni ’50 quando quest’uomo “leonardesco” vi giunse. È da allora che visse con la propria famiglia a Casa San Tomaso che i Biasca-Caroni nel 2016 hanno rilevato, una dimora ancora intrisa di fascino a picco sul Lago Maggiore. Entrambi sapevano che questa proprietà apparteneva a Luigi Pericle in passato, Andrea ne aveva una vago ricordo dal padre, che di lui era un intimo amico. Ciò che però lui e Greta non potevano immaginare è che li dentro vi fosse custodito un vero e proprio museo di opere d’arte, libri, carte, riviste, disegni: gli studi e la raccolta di una vita del loro ignoto vicino di casa. Un tesoro inatteso che troverà spazio in un archivio pensato per essere allestito al secondo piano dell’hotel dei Biasca – Caroni. In parte, questa sterminata ricchezza sarà esposta a maggio, attraverso una cernita di una cinquantina di lavori alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia.
Il vaso di Pandora cosi si rompe di nuovo per rivelare la storia affascinante di Pericle, figura a tutto tondo della cultura della prima metà del ventesimo secolo, uomo geniale che seppe adoperare tutte le arti possibili. E proprio questo carattere poliedrico e versatile che lo contraddistinse, non ha mai limitato le sue sperimentazioni tra diversi campi d’interesse. Nel corso della sua vita, soprattutto da quando si trasferì ad Ascona, Pericle fu ammaliato da ogni scienza che a lui fosse congeniale, dall’astronomia alla matematica, finanche l’omeopatia e la medicina cinese.
Tra i pezzi che andranno in Laguna e che tenteranno di ricostruire questo universo, molti appartengono alla fase più interessante dell’artista, quella del periodo “informale” rappresentato da quadri e dipinti astratti popolati perlopiù da simboli cosmici, oggetti bizzarri, golem, segni egizi. Dietro la tela, la maggior parte dei suoi lavori recano però ancora incisioni incomprensibili, lettere che compongono una sorta di sigillo magico e da decifrare, in mostra anche per suscitare ipotesi (si spera).
Molto è stato fatto dai Biasca-Caroni per ricomporre la sua immagine e dargli un volto ma molto c’è ancora da fare per ricostruire un momento storico fondamentale per Ascona, quando la città fu centro di riferimento per nuove idee, anche astruse, dove grazie alla presenza di personaggi come Isadora Duncan, Herman Hesse, Paul Klee, fu culla di pensieri persino esoterici. Luigi Pericle forse agì proprio da grimaldello: con il suo repertorio di immagini e visioni iniziò a scardinare ogni limitante possibilità artistica e culturale (Anna de Fazio Siciliano)

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