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La natura dei rapporti umani “in vetrina” con REquiTE, a Monza. Ecco il progetto di Elisa Scorzelli, composto da sedici azioni live

di - 19 Novembre 2015
È iniziato ieri sera REquiTE, un progetto dell’artista emergente Elisa Scorzelli. Il primo passo che un’artista compie pubblicamente avviene generalmente con una mostra, un momento ricco di emozioni e tensioni ma in un certo senso misurabile, protetto. Non è questo il caso e anzi, va riconosciuto il coraggio e la sicurezza delle proprie scelte da parte di una giovane e sconosciuta che si affaccia per la prima volta al mondo dell’arte con un ciclo di azioni che si svolgeranno all’interno di un piccolo spazio vetrato gettante sulla strada, in via San Gottardo 104 a Monza. REquiTE nasce dal desiderio dell’artista di dimostrare gratitudine  a sedici persone che sono state importanti per la sua crescita personale, persone a cui ha recapitato un invito a partecipare con una richiesta che a seconda dei casi eseguirà con o senza la loro presenza, all’interno dello spazio/vetrina selezionato come luogo d’elezione e custode silenzioso degli avvenimenti che si protrarranno per tutto il mese di dicembre 2015. Per ora possiamo solo annunciare alcuni appuntamenti, infatti il progetto si svilupperà in base ai tempi di preparazione che ogni richiesta prevede e che saranno poi consultabili sulla pagina Facebook attraverso cui è possibile seguire gli aggiornamenti da parte di Elisa Scorzelli.
Ieri sera alle 21 si è svolta l’azione N1 con la prima richiesta: una cena di pesce per due. Questa sera, 19 novembre alle 22, si svolgerà l’azione N2: una serata di condivisione tra amiche con la visione di un cult del cinema italiano, 8 ½ di Federico Fellini. L’azione N3 è fissata per domenica 22 novembre alle 16 e la N4 mercoledi 25 alle 20.30. Abbiamo intervistato Elisa Scorzelli.
REquiTE è un progetto contraddittorio di partenza, infatti vuoi ringraziare delle persone e dedicargli un momento di intimità profonda esponendolo però agli occhi del pubblico o dei passanti, come lo motivi?
«Mi chiedo quanto il privato può essere reso pubblico, se si può arrivare ad un’effettiva fusione o se ci sarà sempre qualcosa a dividere l’uno dall’altro. Spogliandosi di tutto, esponendosi completamente, rendendo pubblico quel privato che cosa rimane di questo? L’intimità, una volta condivisa, cessa di esistere, rimane intimità solo in parte, viene snaturata delle sue caratteristiche o diventa finalmente reale? Queste sono le domande che mi sono posta nel momento in cui ho deciso di rendere pubblico e visibile a tutti il progetto, una volta terminate le azioni mi auguro di poter dare una risposta basandomi su questa esperienza».
Qual è la richiesta più bizzarra che ti è stata recapitata?
«In una richiesta mi è  stato chiesto di sabotare tutte le altre. Era un’evidente provocazione alla quale non ho ceduto, l’ho rigirata a mio favore in modo tale da non stravolgere il progetto che avrebbe perso il suo valore iniziale».
Ora che le richieste sono arrivate tutte, credi ancora che ci sia un grado di imprevidibilità possibile durante le azioni?
«Assolutamente sì, per quanto io possa sforzarmi di attenermi il più possibile alla richiesta fatta è inevitabile che ci sia un grado di imprevedibilità  durante il suo svolgimento. Per esempio ieri durante la cena due ragazzi hanno iniziato a litigare a un metro dalla vetrina, questo ha inevitabilmente “disturbato” l’azione. C’è una continua relazione tra ciò  che accade dentro e ciò che sta fuori». (Greta Scarpa)

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