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La rivoluzione torna in strada. Il 68 francese celebrato nei musei e nelle gallerie di Parigi

di - 28 Aprile 2018
Il mitico Sessantotto, ovvero, Mai 68, ritorna per le strade e nelle istituzioni di Parigi ma, questa volta, per festeggiare i 50 anni del movimento sociale, politico e culturale più accattivante del Ventesimo Secolo. Dove? Tanti eventi e multidisciplinari, dal Centre Pompidou, al Palais de Tokyo, dagli Archives nationales, alla Cité de l’architecture & du patrimoine, fino alle gallerie d’arte.
Al Pompidou, lo spirito del più noto movimento internazionale di contestazione giovanile fa irruzione con “Assemblée Générale”. Il centro d’arte apre le porte all’occupazione aperta e gratuita del Forum che, dal 28 aprile, per tre settimane, proporrà spettacoli, dibattiti, mostre e interventi, come quello di Philippe Lakits, che reinterpreterà slogan e grafiche del movimento, grazie a un affresco lungo 60 metri. Murales anche sulla facciata lato Senna del Palais de Tokyo, con “Open Borders”, dell’artista Escif, che dal 4 maggio, darà vita a un trompe-l’œil con porte, scale antincendio, vegetazione selvaggia ma anche graffiti nelle toilette e scritte ispirate alle rivolte studentesche. Questo intervento è parte della programmazione di Arts Urbains, manifestazione che, arrivata alla sua decima edizione, vede la partecipazione di sessanta artisti internazionali, tra cui Paul Loubet, vincitore del premio Urban Art Revelation Award dell’ADAGP (2017).
Tanta bella fotografia, con “Icônes de mai 68. Les images ont une histoire”, presso la Bibliothèque nationale de France, una mostra che ritorna sulla costruzione mediatica della memoria visiva collettiva. Sempre sull’onda della contestazione, le Beaux-Arts di Parigi presentano “Images en lutte: La culture visuelle de l’extrême gauche en France (1968-1974)”. Da non perdere, alla Cinémathèque française, una mostra su Chris Marker, che inizierà il 3 maggio, presentando film e documentari girati a Cuba e Israele. Prima di presentare, il 5 giugno, la mostra “Anarchitecte”, su Gordon Matta-Clark, il Jeu de Paume accoglie la retrospettiva cinematografica su Shinsuke Ogawa, con film realizzati dal 1966 al 1986. Figura importante del documentario, l’esposizione presenta film realizzati con il collettivo cinematografico Ogawa Productions, fondato nel 1968 nella regione rurale di Sanrizuka, vicino Tokyo, proprio dove si sono formati i movimenti di rivolta più importanti del Giappone moderno.
Invece, alle porte di Parigi, il centro drammatico nazionale Nanterre-Amandiers accoglie Hoodoo village, un’installazione monumentale dei fratelli Chapuisat, oltre a Les Héros de la pensée, una maratona-dibattito di 26 ore che, dal 12 al 13 maggio, vede filosofi e ricercatori discutere intorno a un nuovo modus pensandi. Sulla scia del ’68, tra le gallerie, la parigina Wallworks presenta “Action Mai 68, Descendre dans la rue” con 42 street artist che intervengono su Action, un giornale militante apparso tra maggio del 1968 e giugno del 1969, tra questi Jef Aérosol, Shiro, Saber e Zeng Nian. Lo spazio artistico indipendente, 22Visconti presenta sotto il titolo “Talking About A Revolution”, clin d’œil alla canzone di Tracy Chapman, una mostra curata da Paul Ardenne che accoglie una ventina di artisti come Adel Abdessemed, Diana Righini, Gianni Motti e Joseph Beuys.
E le tante manifestazioni del ’68 francese, non chiuderanno a maggio, mese emblematico, ma si protrarranno lungo l’intero anno. (Livia De Leoni)
In home: Escif, Open Borders, esquisses préparatoires, Palais de Tokyo
In alto: Jean-Pierre Rey, Manifestation unitaire du 13 mai 1968. Photographie surnommée La Marianne de Mai 68 © Jean-Pierre Rey

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