Quello che Guido Cabib, ha messo in piedi da un anno a questa parte a Milano, con il progetto The Format, è un circolo virtuoso e in qualche modo filantropico. Attraverso l’arte contemporanea, of course, avvicinando gli artisti ad una rete di collezionisti e di figure che, superato il vaglio critico del gallerista e lo step del progetto, possono contribuire a far crescere la rete dell’arte. E a sostenere chi si sceglie di promuovere.
Un anno a Milano, come detto poco sopra, nello spazio di un loft industriale sui Navigli, e a maggio la prima partecipazione, con due stand, a MIA, la fiera milanese della fotografia.
Un punto di arrivo, o di partenza, come lo si voglia guardare, non indifferente, che sta rendendo The Format un’esperienza unica nel suo genere, dove i collezionisti non sono strani individui sotterranei che non parlano se non con il capo e che non si fanno vedere negli “orari di visita”, ma mecenati che sono invitati a passare anche la notte nel soppalco dello spazio, in quella “Collectors Room” che il gallerista napoletano ha creato appositamente.
Ma come ci aveva raccontato lo stesso Cabib quasi un anno fa, The Format non è una semplice galleria ma un campo di sinergie e incontri, che si sono concretizzati ieri sera, nella presentazione del primo esperimento targato The Format Choice.
Protagonista Giulia Marchi, con il suo progetto Multiforms, libro d’artista in 99 copie edito da Danilo Montanari, che sarà presentato proprio a MIA insieme a 19 scatti in edizione limitata, in un sentito omaggio all’arte di Rothko, è la prima artista che prende parte a questo work in progress.
«Negli ultimi 15 anni non c’è stata una grande divulgazione nel sistema dell’arte contemporaneo italiano, ma piuttosto una speculazione. The Format Choice cerca di mettere in relazione artista e collezionista, in un nuovo modo di fare galleria» afferma Cabib durante la presentazione. Una modalità che ha colpito molto Fabio Castelli, direttore di MIA, e Paolo Agliardi con Massimo Buffetti, collezionisti e fondatori del milanese CAP Contemporary Art Projects, ente che promuove sotto diverse forme il lavoro di giovani artisti in fase iniziale, dal finanziamento di cataloghi a mostre e progetti. «The Choice non vuole nascondere i rapporti tra artisti e collezionisti, anche perché, dal momento che si supporta un artista, non lo si può dimenticare: artista e collezionista, quando le cose funzionano, restano legati per la vita: nulla a che vedere con il rapporto freddo dell’ultimo decennio». Insomma, il nuovo mecenatismo ha trovato casa all’ombra della Madonnina, in uno dei luoghi storici della città? Sembrerebbe di si, anche perché Cabib, inarrestabile, e annuncia anche le prossime mosse, con i nuovi progetti in archivio: altri giovani, tra cui Lapo Simeoni e Marco Signorini. Senza dimenticare anche il rapporto tra artista e artista, chiamati a confrontarsi nelle rispettive mostre, con interventi che sconfinano oltre le singole individualità. Un po’ come accaduto proprio ieri stasera. Parola d’ordine? Condividere. E appassionare.