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L’abisso di Blind Vision. A Napoli, l’installazione di Annalaura di Luggo racconta la vita senza vedere

di - 9 Dicembre 2017
Dopo Art Basel, Blind Vision sbarca a Napoli, in un’enorme astronave, nera e luminosa. Il progetto fotografico-performativo di Annalaura di Luggo, a cura di Raisa Clavijo e promosso dal Comune di Napoli, è nato in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e con l’Associazione Teatro Colosimo.
«Quand’ero bambina, la memoria per i colori era perfetta poi ho perso la vista. Mamma si è dispiaciuta molto». Dal buio della cupola, quindici light box, raffiguranti iridi di ciechi o ipovedenti, raccontano la loro storia attraverso le voci di bambini, ragazzi, donne e uomini, testimoniando la vita nell’oscurità. Le luci accendono le coscienze dei visitatori, emotivamente coinvolti e il pubblico ha la possibilità di vivere, attraverso i propri sensi, la paura, la rabbia e la speranza di chi lotta quotidianamente con l’abisso.
«Ho sentito l’esigenza di esplorare il mondo dei non vedenti, invisibile ai più. Distesa sul pavimento ad occhi chiusi, mano nella mano di un cieco, mi sono immersa nel buio per venti ore. Una esperienza fortissima», ci ha detto Annalaura di Luggo. Il progetto artistico, oltre che dalla proiezione del documentario diretto da Nanni Zedda, è arricchito dall’opera tattile Essenza, un grande occhio privo di pupilla e posto al centro della cupola, dal sound design di Paky Di Maio, dalle luci di Luca Pasquarella e dalle foto di scena di Sergio Siano. La mostra, fruibile anche per i non vedenti, è visitabile tutti giorni, fino all’ 8 gennaio e, prossimamente, approderà nelle principali città italiane e straniere. Il progetto Blind Vision è stato scelto dalle Nazioni Unite per il CRPD-Conference on Rights of Persons with Disabilties, che si terrà a New York nel giugno del 2018. (Danilo Russo)

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