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L’astro nascente dell’arte asiatica. Li Ming vince l’ultima edizione dell’Hugo Boss Award

di - 25 Novembre 2017
Il vincitore dell’Hugo Boss Asia Art Award 2017 è Li Ming, artista nato nel 1986 a Yuanjiang, nella parte meridionale della Cina e, attualmente, stabilitosi a Hangzhou, centro di sviluppo informatico e industriale tra i più all’avanguardia del mondo e meta turistica rinomata per la bellezza paesaggistica del Lago dell’Ovest, topos dell’arte e della letteratura cinese. Giunto alla terza edizione, l’Hugo Boss Asia Art Award si assegna a cadenza biennale ed è rapidamente diventato un riconoscimento ambito e particolarmente considerato per la valorizzazione dei giovani talenti dell’arte asiatica. Soprattutto grazie alla mostra dedicata ai finalisti e allestita nella prestigiosa sede del RAM-Rockbund Art Museum di Shangai, il centro di arte contemporanea voluto da Rockefeller Group per rivitalizzare la zona del Bund (una complessa operazione di cui scrivevamo qui) e ristrutturato da David Chipperfield sulla struttura della vecchia sede della Royal Asiatic Society.
Li Ming è stato scelto tra una rosa di quattro finalisti, comprendente Tao Hui, Yu Ji, entrambi cinesi, e Robert Zhao Renhui, di Singapore. «Il lavoro di Li Ming costituisce una delle creazioni visive contemporanee più significative e avanzate, combinando brillantemente performance, video e suono. Le sue opere sono generate da una sensibilità unica nel rendere le infinite possibilità di significato del tempo e dello spazio», ha detto Larys Frogier, presidente della giuria e direttore del Rockbund. Tra le opere che hanno convinto i giurati, è segnalata, in particolare, Rendering the Mind, realizzata nel 2017 ed esposta al RAM, una videoinstallazione ispirata alla storia e all’architettura del Broadway Mansion, hotel di lusso in prossimità del Bund, tra i più antichi e simbolo di Shangai, il cui passato è legato, tra l’altro, agli eventi salienti della seconda guerra cinogiapponese del 1937-1945.

In home: Li Ming, Rendering the Mind, 2017, exhibition view at the Rockbund Museum

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