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Le star del design per Hospice. La Fondazione Seràgnoli presenta progetti e protagonisti del nuovo “do ut do” alla Triennale di Milano

di - 12 Marzo 2014
Delegazione bolognese alla Triennale di Milano, con Gianfranco Maraniello a presentare il progetto biennale “do ut do” della Fondazione Seràgnoli, che quest’anno è dedicata al design. Grandi nomi della progettazione internazionale (oltre 40, da Mendini a Odile Decq, da Mario Botta a Michele De Lucchi fino a Daniel Libeskind) hanno accettato di donare un’opera per contribuire alla causa benefica della sovvenzione degli Hospice del capoluogo emiliano.
Una serata dove le testimonianze del progetto si sono confuse, anche in maniera toccante, con le esperienze di vita dei vari partecipanti al progetto, chiamati a testimoniare di un’iniziativa (che è anche un’esposizione) presentata in anteprima al Guggenheim di Venezia, e che successivamente passerà per le sale del MAXXI e del MAMbo, il prossimo autunno.
Il ringraziamento della Fondazione, e anche del direttore del Sistema dei Musei bolognesi Maraniello, non poteva in effetti che andare proprio alle istituzioni, che per questo progetto hanno messo in campo solidarietà e accoglienza. A raccontare di pezzi unici o prototipi realizzati appositamente per l’iniziativa, sono stati in questa occasione il belga Michel Boucquillon e la compagna Donia Maaoui, Stefano Giovannoni, Andrea Salvetti, Massimo Giacon, Angelo Micheli, Maria Christina Hamel, Anna Gili.
Tutti concordi, senza ombra di dubbio, sul valore fondante dell’iniziativa «in grado di mischiare il lato colorato e del sogno dell’arte, insieme a quel mondo scuro e apparentemente fuori dalla vita quotidiana che è quello degli hospice», secondo il parere di Boucquillon, anche attraverso opere che «rappresentano la memoria di qualcuno. Non un semplice oggetto ma il ricordo vivo di chi scompare», dice Angelo Micheli, progettista in passato proprio di una struttura per malati terminali con De Lucchi, o che «possano rappresentare in senso simbolico un alleviamento coinvolgente», nelle parole di Maria Christina Hamel. Le opere, per far “p’arte” dell’iniziativa, verranno estratte a sorte in una futura lotteria, e date a chi avrà contribuito alla causa della Fondazione con almeno 5mila euro. Tutti i fondi raccolti, e nella scorsa edizione sono stati qualcosa come 240mila euro, saranno devoluti interamente alla Onlus.
Infine, da segnalare, la presenza dei Masbedo come padrini dell’iniziativa, seguendo la partecipazione di Yoko Ono, madrina alla scorsa edizione, che aveva donato il suo Wish Tree. Il duo ha realizzato per “do ut do” -nome coniato da Alessandro Bergonzoni– il video inedito Look Beyond, Guardare oltre. Attraverso quella soglia tra esterno ed interno che sono gli occhi, organo sensibile anche in momenti di mancanza di coscienza. Oltre la ragione, il dolore, verso il rispetto della vita.

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