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Lo scrittore figurativo. Jean Noel Schifano ci parla del suo Dizionario appassionato di Napoli

di - 11 Dicembre 2018
È un tourbillon. Da martedì scorso, ogni giorno, lui gira, senza sosta, per prestigiose sedi napoletane, a presentare la traduzione italiana del suo libro Dictionaire amoureux de Naples. Ma dice: «Preferisco il titolo italiano, Dizionario appassionato di Napoli. L’amour è un sentimento diffuso, dolce, a volte tiepido. La passione è forte, calda, esclusiva. E Napoli ha un’anima appassionata». E proprio quest’anima, in numerosi suoi libri, lui descrive. Con la sua prosa poietica, cioè fattrice di immagini. Calde, coerenti. Lei è uno scrittore figurativo, gli dico. «Mi fa un grande complimento. È di pochi scrittori saper creare delle figure vive», mi risponde Jean Noel Schifano.
Ha, a tratti, ancora lo sguardo impudente del ragazzo strafottente e ha il ciuffo impertinente, sempre un po’ scomposto ma non più biondo, di quando, negli anni Novanta, era il brillante direttore dell’Istituto Grenoble e si meritava la cittadinanza onoraria di Napoli. La sua prosa è conoscenza istintiva, come dire, viscerale, delle cose. E quindi è necessariamente impudente. Qualcuno l’ha definita coraggiosa. Perché parla di verità vissute o di quello che tanti pensano e nessuno dice. Schifano è anche un protagonista nell’arte figurativa. È curatore e amico di Lello Esposito, l’artista napoletano famoso nel mondo per i suoi pulcinella dagli occhi sgranati. Ed è stato anche direttore artistico di una mostra permanente, “Creator Vesevo”, con la quale il Vulcano parla di sé con sculture di artisti internazionali, fatte della sua pietra lavica, sistemate lungo il percorso verso il cratere. Lui, Jean Noel, si sente figlio del Vesuvio, più che dell’Etna, nonostante suo padre, sposo di una lionese, sia nato in Sicilia. Ma lui è soprattutto figlio della Magna Grecia. Tanto che il suo conoscere istintivamente e il suo esprimersi carnalmente, a pelle, ricorda Empedocle di Agrigento, che affermava la conoscenza attuarsi «attraverso i pori della pelle».
E ci ricorda anche il napoletano G. B. Vico che, più moderato, scriveva «la conoscenza è una mescolanza di corporeità e di pensiero». Ma è appunto Napoli, che, con la sua lunghissima continuità storica, unica nel mondo occidentale, conserva nel suo popolo lo spirito magnogreco. È questo, pensiamo, che la rende unica, diversa da tutto il resto dell’Occidente il quale, formatosi dalla temperie razionalista, ora va sempre più decisamente verso l’astrazione incorporea degli avatar. Invece: «Napoli è realtà. E la realtà è mille cose. È un barocco esistenziale, è un’immagine che ha mille facce. Di conseguenza, Napoli bisogna sentirla nel suo complesso, per giungere a captare la sua anima», ci dice Jean Noel. Che, con i suoi libri “napoletani” sembra abbia prodotto un incremento notevole di turisti nella città. Nonostante la cattiva pubblicità che altri le fanno. Come lo scrittore Saviano. Ma «Saviano non è uno scrittore: lui raccoglie da qua e da là notizie di camorra e fa un copia e incolla. E dice di essere costretto a vivere blindato dalle minacce camorristiche. Ma la Camorra non lo pensa proprio. Anzi lui non è suo nemico, le fa pubblicità», afferma Jean Noel. E le sue parole sanno di verità.
Prima di andare a Palazzo Reale, per la presentazione del libro, si è fermato all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa, un antico convento seicentesco, suggestivo di storia e di storie di monache. Qui, sotto la direzione del professore Alvio Patierno, un alsaziano di origini italiane, alcune studentesse dell’Istituto hanno attuato la traduzione italiana dal titolo Dizionario appassionato di Napoli, che va da “Amelio Lucio”, il famoso gallerista, a “Zoccola”. È pubblicata dall’editrice Il mondo di SuK e sovvenzionata, per iniziativa della direttrice Donatella Gallone, dalla vendita delle opere offerte gratuitamente da cento artisti.
Napoli è una città creativa. Peccato che ora succeda, come ha detto Jean Noel, che invece a volte la sua creatività si esprima nell’illegalità. (Adriana Dragoni)

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