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Londra, Frieze e oltre/1. Baruchello inaugura nella galleria londinese di Massimo D Carlo. Una bella mostra, un grande artista, tantissime storie raccontate e immaginate con lui

di - 13 Ottobre 2015
Ci vorrebbero ore, giornate intere per guardare, capire, ma soprattutto lasciarsi andare ai mille segni grafici, alle parole, gli abbozzi di segni, i rimandi ad altro, i paesaggi anatomici, le allusioni che indicano qualcosa  e poi virano in un’altra direzione, le onde, i passaggi che Gianfranco Baruchello lascia sulle tele di alluminio e che mette al riparo nelle sue scatole.
L’inaugurazione che c’è stata ieri sera presso la sede londinese della Galleria Massimo De Carlo a South Audley Street è stata una festa per il grande vecchio Baruch, con presenze italiane da tempo vicine all’artista, tra gli altri: Andrea Viliani e Alessandro Rabbottini del Madre, che ha ospitato un ciclo di video di Baruchello, Vincenzo De Bellis e Edoardo Bonaspetti  per la Triennale che un anno fa gli dedicò una grande mostra (co-curata da Rabbottini), Francesco Bonami, e poi collezionisti e critici. Ma l’inaugurazione è stata anche una sorpresa, sebbene chi lo conosce, sa della sua straordinaria capacità di lavoro, l’ossessione per il segno e l’immaginario che si dipana senza sosta da un disegno all’altro, da una tavola all’altra. Ma la sorpresa rimane, per la delicatezza, la raffinata minutezza dei mondi lillipuziani esposti lì, davanti a noi. Che sembrano non concludersi mai, ma raccontare, raccontare tutto ciò che c’è di raccontabile e oltre.
La mostra comincia con un trittico posto nella vetrina della galleria che raffigura il corpo femminile: una doppia testa, un doppio busto, due gambe. Elementi doppi perché si schiudono alla vista e rivelano un mondo interiore che Baruchello esplora con attenzione. È un trittico bellissimo, bianco, delicatamente solcato dal nero della grafite, con qualche incursione di rosso che segnala i punti più nevralgici di questo ritratto femminile. Il bianco e nero è il leit motiv anche delle scatole presentate al piano di sotto delle galleria, che per la prima volta Baruchello chiude con delle lastre trasparenti su cui disegna e che fanno una leggera ombra ai disegni delle altre cinque pareti della scatola. Pochi colori invece emergono nelle grandi tavole del piano terra. Qui il tema sembra farsi più astratto e le delicate mappature su alluminio sembrano evocare la modalità del funzionamento del pensiero, una fluidità di immagini e di narrazioni, senza rinunciare a quell’ironia che accompagna tutta la produzione dell’arista.
Guardare veramente  tutte le opere, fatte in due anni di intenso lavoro, è quasi un’impresa impossibile, nonostante la paziente guida di Carla Subrizi, critica d’arte e compagna di Baruchello. Ma, a un certo punto, è  come se si decidesse di affidarsi all’artista. Consegnarsi al suo mondo. Per uscirne arricchiti.
Per un tour completo della mostra fatevi un giro sulla nostra pagina facebook, con la nostra fotogallery.

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