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Londra, Frieze e oltre/9. Un giro tra le gallerie big del centro. Dove si parla anche italiano. In versione moderna e con un’eccezione molto contemporanea

di - 16 Ottobre 2015
La settimana londinese di Frieze non significa solo fiera e musei, e anzi quest’anno è mancata l’Hayward Gallery, che è in ristrutturazione, e che in genere propone ottime mostre. Ci sono anche le gallerie, anche quelle che stanno in fiera, e che nel giro di alcuni anni anni hanno trasformato questa città in un potente hub del mercato internazionale dell’arte.
Sono sempre più grandi e più agguerrite, molto somiglianti alle cugine che stanno a Chelsea, New York, spesso anzi vengono da qui, come David Zwirner e Marian Goodman, che nella capitale inglese hanno aperto sedi spettacolari. Spesso sono accusate di schiacciare il mercato medio e le giovani gallerie. Ma queste, anzi, avendo un pubblico di riferimento completamente diverso, se la passano un po meglio e riescono a fare ricerca. È il caso di Sunday Painter e di Arcadia Missa nel sud della città.
Ma torniamo alle big, che sempre di più scelgono Mayfair, la zona centrale di Londra più cara e più chic. In questi giorni le proposte sono tante: dai 65 pezzi di Boetti appartenenti a un’unica collezione in vendita tutti e 65 a un unico acquirente per 8 milioni di dollari, presentati da Luxembourg & Dayan al solo show di Oscar Murillo proposto da David Zwirner fatto di pitture e installazioni. Hauser & Wirth (con sedi a Zurigo e New York) punta invece sul giapponese Tetsumi Kudo, scomparo nel 1990, che creava ambienti dove elementi organici si mischiano a strutture tardo pop (nella foto sopra). Nella sede accanto è di scena Anj Smith, quasi una versione femminile e appena meno enfatica di Glenn Brown Scelta più concettuale quella di Sprüth Magers che schiera nuovi lavori del tedesco Thomas Demand, mentre Blain|Southern propone un gran bel video di Bill Viola del 1979 (e si vede che non è di oggi) e nel sotterraneo Kishio Suga. Marian Goodman fa centro con Kentridge, che nella sua galleria-tempio dell’arte, ci guadagna parecchi punti, specie per due imperdibili film. Un anno fa Marian Goodman aveva inaugurato la sua sede a Soho con Gerhard Richter, che quest’anno in tono decisamente minore è presente da Dominique Lévi.
Ad Albemarle street, dove si concentrano le gallerie che più lavorano sul moderno, si parla molto italiano. Spicca la retrospettiva di Fontana con bellissimi pezzi e con cui Tornabuoni ha inaugurato la sede di Londra, poco più su Mazzoleni propone Burri e Robilant Voena ha appena inaugurato Gianni Colombo, uno dei due italiani (insieme a Schifano) alla Tate Modern con la mostra “The world goes pop”.
Mancano all’appello molte altre ma, visto che parlavamo di Italia, ci piace chiudere questa passeggiata nel centro di Londra con “The body as language” da Richard Soltoun gallery, mostra incentrata sull’altra metà dell’arte e che racconta come per le artiste donne il corpo sia stato il mezzo linguistico con cui irrompere nella scena. Si comincia con Gina Pane e Ketty La Rocca e si finsice con le giovani italiane Alice Schivardi, Silvia Giambrone, Sara Goldschimied e Eleonora Chiari.
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