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Louvre: quarta sede a Liévin, firmata Richard Rogers. Con un bel contorno di polemiche, tanto per cominciare

di - 16 Luglio 2015
Liévin sorge a 200 chilometri da Parigi. Era una zona di estrazione di carbone e la sua ultima miniera è stata chiusa nel 1974 dopo un’esplosione che ha ucciso 42 uomini. Oggi la disoccupazione è al 25 per cento, e tra gli under 24 sfiora il 50 per cento. La destra del Fronte Nazionale ha vinto alle comunali, e il Louvre avrà qui la sua quarta sede.
Aprirà presumibilmente nel 2018, sarà progettato da Richard Rogers, avrà un costo iniziale che si presume di 60 milioni di euro, finanziati proprio dal Louvre per almeno il 51 per cento, mentre l’altra metà sarà coperta dal Consiglio regionale del Nord-Pas de Calais.
Il viaggio di andata a Liévin in treno dura 4-5 ore, e costa tra gli 80 e i 120 euro. Ma perché vi stiamo raccontando tutti questi dati? Perché da Parigi, all’attenzione del direttore Jean Luc Martinez, si è levata una schiera di proteste, ancora silenziose, arrivate con una lettera urgente.
Cosa si prende in esame? Per esempio i costi del trasporto delle opere, e le assicurazioni, tanto che lo scorso autunno anche al ministro francese della cultura, Fleur Pellerin, era stato chiesto da parte dei lavoratori del museo, di riconsiderare il progetto. Perché le collezioni in deposito, che dovrebbero finire a Liévin, “non sono un semplice magazzino, ma rappresentano il cuore del Louvre”. E sono costantemente necessari per la ricerca e conservazione, che si dice sarà “paralizzata”, dal passaggio alla Liévin. Insomma, un museo senza le sue riserve è come un aereo senza motori: sembra tutto bello e scintillante, ma non si muove, è stata la metafora che hanno usato 42 curatori firmatari su 45.
E non solo: a questo “freno” ci sono messi anche gli archeologi, che hanno giudicato i magazzini del Louvre un fondo indispensabile per la ricerca, che se Liévin prenderà corpo saranno continuamente “in transito” da una parte all’altra portando a enormi costi e al rischio di danneggiare le opere. Insomma, nessuno degli addetti ai lavori pare aver voglia di spostarsi tra il carbone: già c’è stato Lens, che ha richiamato un milione e mezzo di visitatori in diversi anni: si vuole replicare la storia di un progetto fallimentare ad alto costo?

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