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L’unico viaggio è attraverso le immagini. Al MAXXI, il profetico Atlante di Luigi Ghirri

di - 15 Gennaio 2018
Un lavoro intelligente, visionario e riflessivo, quindi non apprezzato a pieno come succede ai più grandi artisti che, inconsapevolmente, bruciano le tappe del sapere per metterci in guardia sul futuro che ci attende. Il progetto di Luigi Ghirri è datato 1973, acquistato da un collezionista privato nel 1975 e, rinvenuto recentemente, viene esposto in mostra per la prima volta a Roma presso il MAXXI. «Non ho cercato di fare delle fotografie ma delle mappe che fossero contemporaneamente delle fotografie», le parole dell’artista risuonano forti e incisive, una ricerca fotografica che indaga con occhio attento i segni con i quali vengono rappresentati e decodificati i mille volti del paesaggio.
Le sue “mappe” non sono altro che fotografie di alcuni dettagli rappresentati su un atlante geografico, utile strumento di conoscenza e di esplorazione costituito da segni naturali e umani, utilizzato sin dall’antichità per spingersi oltre attraverso l’esperienza del territorio vissuta in prima persona. Ghirri capisce già negli anni ’70 che «nell’era della distruzione dell’esperienza diretta il solo modo per viaggiare è quello all’interno dei segni e delle immagini». Il digitale e il virtuale che stavano facendo il loro ingresso in quegli anni – dapprima attraverso la televisione e poi con il computer – avrebbero avuto la meglio sull’uomo, ponendolo alla stregua di tanti bambini che, rapiti dalle luci di uno schermo, avrebbero pensato di conoscere e di comprendere un luogo assieme a tutte le sue sfaccettature senza mai “toccarlo” realmente. Per conoscere devi andare oltre, per comprendere devi vivere i luoghi, devi respirarne l’aria e sentirne i rumori, assaporarne i frutti della terra; questa è la ricerca del grande artista. L’esposizione all’interno del Museo viene arricchita da altri materiali di approfondimento, come per esempio altre esposizioni dell’Atlante, materiali e idee motivo di confronto sul contenuto del lavoro e negli anni in cui è nato il progetto.
L’esperienza di collaborazione con altri artisti modenesi in quel periodo è inscindibile, tra i tanti ricordiamo: Claudio Parmiggiani, Franco Guerzoni, Giuliano Della Casa. Con loro condivideva la riflessione sulla natura convenzionale del linguaggio fotografico un esempio è proprio il lavoro fatto con Parmiggiani intitolato Atlante, che consiste in un mappamondo accartocciato che Ghirri fotografa nel 1970. L’importanza concettuale del lavoro è talmente forte e attuale che ha reso l’artista uno tra i più apprezzati a livello internazionale, proprio perché l’arte di concetto, quella riflessiva e introspettiva è l’unica che abbia una valenza pragmatica nel tempo e nello spazio.
La mostra sarà visitabile fino al 21 gennaio 2018. (Valentina Muzi)

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