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L’uno e il molteplice. Il progetto di Roberto Casti alla Chiesa delle Scalze di Napoli

di - 24 Marzo 2018
Si snoda tra fenomenologia e epistemologia, tra comunicazione, alterità e mimesi, il progetto espositivo INTROITUS (Parte del Tutto), di Roberto Casti e The Boys and Kifer, a cura di Dalia Maini ed Enzo Di Marino, nell’ambito del programma curatoriale BITE THE SAURUS.
INTROITUS è un intreccio di forme e i linguaggi che incalzano lo spettatore, attraversando lo spazio animato e multisensoriale allestito all’interno della chiesa sconsacrata di San Giuseppe delle Scalze, a Napoli. La riflessione sulla fruizione collettiva trova nell’edificio sacro il centro del discorso, in quanto luogo di aggregazione che ha rappresentato per secoli il sentire corale, compreso nello sforzo di dare concrete fattezze all’eterno mistero del divino, informe e irraggiungibile. La liturgia lascia il posto a Mimetic Ensemble for a church #1 (2018), declinazione performativa dei Kifer e BITE THE SAURUS, il cui unico interprete è lo stesso Casti, intento a suonare strumenti musicali, campionare e rielaborare i suoni.
Lo spazio della navata, vestita di verde fluo, è segnato dalla presenza di un circuito scandito da quattro postazioni, fuochi di attenzione che inducono il pubblico a spostarsi per seguire l’evoluzione della performance. Il verde è il colore-guida che satura l’ambiente, tappezza l’intera aula sacra che assume l’aspetto di un enorme acquario o di una umida foresta. Oltre l’altare, attraversata una zona di transizione composta da fumo e neon, l’artista presenta un’altra porzione del progetto con la proiezione dell’episodio pilota della serie televisiva The Series – The Beginning (2018), realizzato con tecniche molto differenti, dallo stop motion alle più avanzate soluzioni digitali. Il video assorbe le tematiche più profonde della coscienza contemporanea: l’origine dell’universo, la conoscenza della realtà, la presunta oggettività del dato scientifico, l’impossibilità di oltrepassare la soglia degli schemi conoscitivi. Una dose consistente di sapere occidentale, non priva di richiami al dubbio metodico, alla crisi delle scienze europee si articola come un flusso di coscienza nelle pagine del fascicolo pubblicato a corredo del momento espositivo-performativo. Un discorso che si avventura ben oltre, proponendo la questione dell’identità dell’artista in rapporto all’atto creativo e al suo pubblico.
L’uno (Casti) e il molteplice (The Boys and Kifer) si sovrappongono, i loro ruoli sconfinano fino a confondersi, così come le tecniche e i materiali utilizzati. INTROITUS non trova, necessariamente, soluzione ma anzi si annuncia come prologo di altri appuntamenti nei quali Casti affronterà altre parti del tutto. (Luciana Berti)

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