120 milioni di dollari, acquistato in asta da Leon Black. La recente storia del quarto esemplare dell’Urlo di Munch, il pastello da ieri esposto al MoMA, è di dominio pubblico mondiale. Ma forse non ci si aspettava quello che nella prima giornata del museo è stato un normalissimo flusso di visitatori: nessuna coda e nessuna sindrome di Stendhal di fronte all’opera del Maestro norvegese. I visitatori che si sono soffermati a riflettere un momento sul dipinto hanno ammesso a se stessi che vedere l’opera nella realtà è un po’ una delusione. L’Urlo ha varcato la soglia della mitizzazione, è un ologramma, impossibile far competere le misure reali con la sua portata mentale di capolavoro.
Presentato dietro un vetro antiproiettile, illuminato dal basso, il pubblico del MoMA non ha potuto fare a meno prendere le distanze dal quadro.
Un po’ come se la chimica emozionale, la portata intrinseca della decadenza e della paura, anche verso il nuovo secolo che si affacciava, restassero proprio incastrati nell’idea del dipinto e non nella sua effettiva epifania.
“Stavo camminando lungo la strada con due miei amici. Il sole tramontò – il cielo divenne rosso sangue. E mi sono sentito malinconico – Mi fermai, stanco morto – il blu-nero del fiordo e la città divennero sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuarono a camminare – io rimasi fermo – tremando di paura – e sentii il grande urlo della natura” con queste parole Munch scrisse dell’ispirazione che l’aveva portato a dipingere L’Urlo. Ma anche di fronte alle immense motivazioni dell’espressionismo sembra che il dipinto sia diventato un gridolino. Le aspettative e la bolla del suo record non reggono lo spazio del MoMA, ma soprattutto non reggono il dissociamento tra quello che il dipinto rappresenta e la sua immagine negli osservatori. Vi ricorda qualche altro esempio famoso?
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Sicuramente la Gioconda sortisce un effetto simile, ma forse più per il dimensionamento, tutti si aspettano un'opera più grande, poi la normale ressa fa si che non si possa godere al meglio.
La ragione è che il pubblico fruisce l'opera non prescindendo dai canoni estetici e formali attuali ( canoni in questo caso piu legati al supporto ai medium e alle dimensioni, che non alla tecnica ) e a cui si è irrimediabilmente inchiodati. Inoltre la distanza siderale che separa il pubblico da quel periodo storico e da quello che l'artista ha provato prima di realizzare quel capolavoro fa il resto. Questa notizia mi fa molta tristezza; stavolta ha davvero ragione ABO quando dice: pubblico si muore.