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MACRO Testaccio e AuditoriumArte entrano in dialogo, con Mauricio Dias e Walter Riedweg

di - 1 Gennaio 2018
Il MACRO di Testaccio e lo spazio AuditoriumArte dialogano attraverso due mostre che parlano di migrazione, di luoghi caratterizzati da una storia “movimentata” che hanno innescato continui e inesauribili cambiamenti di natura politica, sociale e culturale. Protagonisti sono due video artist, già impressi nella scena dell’arte internazionale esponendo alla Biennale di Venezia e Documenta, Mauricio Dias e Walter Riedweg, un brasiliano e uno svizzero dalle realtà diverse si incontrano creando opere che dal 2004 ad oggi aprono lo sguardo e attivano i sensi. In “Other time than here. Other place than now” gli artisti, nel loro soggiorno romano, hanno interagito con la comunità locale, precisamente con la realtà del “Baobab” creando un’opera site-specific: “La casa degli altri” al centro del percorso espositivo.
Le periferie e coloro che le vivono sono in realtà contenitore e contenuto di animi e di storie fondamentali per poter capire a pieno situazioni territoriali scomode, volutamente estranee agli occhi di chi decide di non vedere. L’istallazione è di tipo esperienziale, si cammina su di un tappeto fatto di terra, detriti e macerie, gli edifici fantasma riprodotti su pannelli video mostrano una Roma brutta e caduta in disuso che dava una minima speranza a quegli esclusi che non venivano e non vengono considerati da nessuno, un barlume di umanità in una vastità di macerie e menefreghismo.
Fa da eco, la mostra nello spazio AuditoriumArte con “Funk e Staden”, un progetto interessante e d’indagine datato 2007/2008 che connette storia passata e presente attraverso un video intensamente esplicativo. La storia dell’olandese Hans Staden e il suo libro sono stati fondamentali ai fini della conoscenza delle prime relazioni che ci furono tra europei e nativi americani, con evidente precisazione sulla popolazione Topinambà, nell’attuale Brasile. Un libro dalle immagini eloquenti e terrificanti si basano su un’esperienza vissuta a metà del XIV secolo; un uomo prigioniero nei tali “antropofagi” che dopo otto mesi è riuscito a sfuggire e a scampare al rituale di cannibalismo che lo stava attendendo. Il lavoro portato avanti da Mauricio Dias e Walter Riedweg è proprio quello di indagare su come questa comunità sia cambiata e su come essa si sia evoluta nel tempo e nel suo variegato folklore. Anche qui gli artisti hanno collaborando con persone del posto, precisamente dei ballerini funk delle favelas di Rio de Janeiro, un fil rouge che mette a confronto la scena Funk Carioca e il libro di Hans in un dialogo continuo tra presente e passato. (Valentina Muzi)

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