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“Man Ray Movies” al MADRE. Tre film e una colonna sonora “polverizzata”, per un programma museale-collaterale sempre più d’avanguardia

di - 13 Marzo 2013
Chi pensa che i musei siano luoghi stantii dove nulla accade finché un dipinto non si stacca dal proprio chiodo, come in un racconto di Saramago, si è dovuto in questi anni ricredere, ma ancor di più si è dovuto ricredere chi ha pensato che il MADRE di Napoli, con o senza Andrea Viliani, sarebbe stato destinato all’oblio. E invece come è capitato in questi mesi di parlarne, siamo qui a raccontare dell’ennesimo appuntamento che il Museo di Napoli mette in scena per tutti gli amanti dell’arte, e delle Avanguardie del ‘900 in particolare: dopodomani arriverà in sala la giornata “Man Ray Movies”, ultimo appuntamento della trilogia Audiovisioni, che prevede la proiezione dei tre film Le retour à la Raison (1923), Emak Bakia (1926) e L’Etoile de Mer (1928). Pura avanguardia in pieno clima Dada e Surrealista: i manifesti furono firmati e pubblicati rispettivamente nel 1916 e 1924, dove Man Ray si era cimentato nella volontà di dare “movimento alle fotografie”, realizzando il primo corto in una sola notte con materiali cinematografici in parte già pronti, composto da immagini  rayografiche e fotografiche, sequenze isolate, brandelli di pellicola impressionata, organizzate al di fuori di qualsiasi struttura formale e contenutistica: puro Dada.
Più surrealista L’Etoile de Mer, omaggio al poeta Robert Desnos, che prima di partire per un viaggio di due mesi portò una poesia scritta durante la notte all’amico Ray, dove alternava fantasia e realtà, con la storia di una stella marina che un poeta teneva accanto al letto, in un barattolo. Tutti i film, muti, così come Emak Bakia, terzo video il cui titolo riporta ad una antica espressione basca che significa: “non mi seccate”, saranno accompagnati dalle improvvisazioni di Ensemble Dissonanzen, condotte attraverso la tecnica della libera associazione di idee (leggi suoni), ma che hanno in sé un corpo musicale preso dalle esperienze di Erik Satie e dalle sue composizioni per pianoforte. Un sonoro che via via si “polverizzerà”, sviluppando una serie di estensione a diversi altri strumenti, elettronica compresa. Largo alla sperimentazione. E soprattutto ad un nuovo modo di vedere, e sentire, l’arte.

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