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Come il cinema declina le immagini dell’architettura e come la fotografia indaga il presente delle nostre città? É il tema principale del simposio internazionale “Architettura rappresentazione spaziale e immaginario cinematografico” che si tiene a partire da stasera all’Istituto Svizzero di Roma, a cura di Martino Stierli.
In cattedra dieci relatori con carriere e storie molto differenti, che affronteranno l’argomento partendo dalle modalità utilizzate dagli architetti per esplorare e rappresentare lo spazio, dalla modernità ad oggi, una questione dove spesso gli artisti hanno esaminato anche le caratteristiche dello spazio urbano costruito in base a prospettive politiche, economiche e di genere.
Non è un caso che grande spazio, nel Simposio, sarà dato al cinema: l’arte della modernità, nata insieme alle metropoli, ha dato vita alla transitorietà, anche attraverso tipologie umane, come il flâneur, e architettoniche, come le gallerie, i “passages”, le stazioni ferroviarie o i padiglioni espositivi descritti da Baudelaire e Benjamin in primis.
«Modificando il rapporto tra percezione spaziale e movimento corporeo, l’architettura di transito ha preparato il terreno per l’invenzione dell’immagine in movimento» spiega Giuliana Bruno, che aprirà l’appuntamento stasera con l’intervento “Surface Tension, Screen Space”. Originaria di Napoli e dal 1990 professore di Visual and Environmental Studies presso la facoltà di design dell’Università di Harvard, Giuliana Bruno esplora nella sua ricerca le intersezioni tra cinema, arti visive e architettura, dove le immagini in movimento non sono solo un “linguaggio” ma un riferimento costante alle categorie dell’arte e dell’architettura con la loro enfasi sullo spazio. Ideatrice della “teoria filosofica della geografia emozionale”, nel 2004 il suo volume L’Atlante delle Emozioni ha vinto il premio internazionale Kraszna-Krausz come miglior libro sulle immagini in movimento. Dopo Bruno, “Il mondo come installazione temporanea. Site specific_03 13”, sarà l’intervento del fotografo modenese Olivo Barbieri, che presenterà il nuovo film omonimo: un nuovo esempio di come cinema e architettura sono accomunati da analoghe prassi della percezione e della rappresentazione dello spazio, dove entrambe le discipline devono essere “percorse” per diventare leggibili. A seguire, venerdì, si alterneranno anche gli interventi di Marco Brizzi, Teresa Castro, Marisa Galbiati, Edward Dimenberg, Christina Kerez, Henry Keazor, Richard Koeck e Martino Stierli, che analizzano prospettive diverse, partendo dal potenziale del cinema e dell’immagine in movimento come strumento di conoscenza e di ricerca per l’analisi e la rappresentazione dell’architettura e dello spazio.














