Con la notizia che state leggendo Exibart inizia una gradita collaborazione con la Fondazione Guastalla, osservatorio sull’arte delle ultime generazioni che con incontri, talk e piccole conferenze si sta aprendo alla città di Roma che ne ospita una delle tre sedi. Per l’esordio è stato scelto un tema di grande attualità, il senso e la funzione delle fiere d’arte contemporanea, proponendovi i contenuti di una tavola rotonda dedicata all’argomento tenutasi lo scorso 14 novembre. A rispondere alle domande di Ludovico Pratesi – guida operativa dalla fondazione – sono stati chiamati cinque galleristi della capitale, Alessandra Bonomo, Valentina Bonomo, Massimo Mininni della galleria S.A.L.E.S., Marina Covi Celli della galleria Ore d’Aria e Mauro Nicoletti della galleria Magazzino d’Arte Moderna.
Ludovico Pratesi: Il mercato è in un momento di grande accelerazione e il numero delle fiere è aumentato a dismisura. Questo fenomeno giustifica un ripensamento sulla necessità e la funzione delle fiere d’arte contemporanea. Qual è la vostra opinione in proposito?
Mauro Nicoletti: La mi impressione è che in Italia ce ne siano troppe e troppo vicine a quelle internazionali. Artissima viene dopo la FIAC e FREIZE, e questa vicinanza crea una stanchezza generale. Forse ce ne vorrebbe solo una in Italia, che sia in grado di convogliare tutti gli sforzi necessari. Ora si parla molto di quella di Roma ma ho delle perplessità in proposito. che secondo Roma è una città bellissima ma sarà in grado di attirare 80 gallerie internazionali? Ci sono collezionisti in grado di acquistare opere che hanno come prezzo medio 300000 euro? Senza pensare ai problemi strutturali della città, come il traffico e gli spostamenti tra un luogo e un altro. Gli organizzatori della fiera riusciranno ad affrontare tutte queste problematiche?
Massimo Mininni: Non sono d’accordo. Roma ha delle sedi storiche di grande suggestione, che possono attirare galleristi e collezionisti internazionali. Per questa ragione la fiera sarà dislocata in tre sedi storiche: i Mercati di Traiano, il complesso di Santo Spirito in Sassia e Palazzo Venezia. Caso mai l’errore è stato non prendere accordi preliminari con le gallerie romane, che sono state tenute fuori dall’organizzazione. Non si può fare una fiera con queste premesse. Si può essere selettivi con le gallerie internazionali, ma non con quelle della città.
L.P: A quali fiere partecipate?
M. N.: Attualmente tre: Torino, New York e dall’anno scorso Basilea. Credo che sia importante essere presenti alle fiere. Ad Artissima passano 30 o 40 mila persone: neanche in 10 anni tu potrai vederle passare nella tua galleria.
Valentina Bonomo: Anche per me le fiere sono utilissime, ma bisogna scegliere di partecipare a quelle giuste.
L.P.: In che modo?
V.B: Le fiere esistenti sono sicuramente importanti, ma mi sembra comunque necessario tentare delle strade nuove, per allargare i confini del mercato. Penso ad esempio alla possibilità di organizzare fiere in paesi non occidentali, per scoprire nuovi artisti. Un esempio per tutti: grazie alla personale di Shazia Shikander ho avuto rapporti con molti collezionisti di paesi orientali, che mi hanno contattato perché erano interessati al suo lavoro.
L.P.: Dunque le fiere portano soprattutto contatti con nuovi collezionisti?
V.B: Esatto.
Alessandra Bonomo: Sono gli artisti con i quali lavori che portano nuovi collezionisti. Le fiere sono soltanto un’occasione di incontro con un pubblico nuovo e diverso. Le fiere vanno benissimo, ma devono essere fatte quando hai gli artisti giusti con le opere giuste.Non deve diventare una mania, altrimenti diventa puro presenzialismo.
L.P: Quindi è meglio puntare sugli artisti giusti, che sono in grado di metterti in contatto con mondi diversi?
Marina Celli: La mia situazione è diversa. Rispetto a loro ho una galleria da soli quattro anni e partecipo soltanto alle fiere italiane, Bologna e Torino. Considero comunque le fiere meglio di 15 pagine pubblicitarie sui giornali, soprattutto se in galleria fai anche un’attività editoriale per conservare la memoria della tua attività. Così la fiera diventa il momento buono per consolidare l’attenzione sul tuo mondo e sul tuo marchio, soprattutto se devi ancora farti conoscere. Per quello che riguarda le vendite nelle fiere in genere le consolido di fatto con persone che già conosco, quindi in realtà non faccio altro che fidelizzare un terreno che ho già ben coltivato. Quello che capita più spesso nelle fiere minori è la partecipazione di entità che non sono qualificabili come gallerie (associazioni culturali, spazi no profit) che vivono esclusivamente facendo mercato nelle fiere, senza svolgere alcun tipo di attività nella propria città di riferimento, ma vivono su un camion in giro per il mondo . Questa forse è la ragione per cui c’è un proliferare quasi imbarazzante di fiere minori, simili a dei mercatini. Credo però che avere l’opportunità di una fiera nella propria città potrebbe essere molto interessante, per fare sistema evitando bancarelle e mercatini.
L.P.: Cosa pensate delle iniziative collaterali alle fiere, come Art Unlimited a Basilea o Art Positions a Miami, che associano una veste culturale istituzionale alla normale attività commerciale che si concretizza in un’installazione realizzata per l’occasione da un artista selezionato dalla galleria? È importante proporre al collezionista progetti di questo genere, fondati su una responsabilità culturale?
V.B.: È senz’altro importante anche se non bisogna esagerare. Durante le fiere molti collezionisti vengono bombardati da troppi impegni e poi li vedi annaspare dietro tutto quello che devono fare… Ci sono troppe iniziative ma poche di qualità.
L.P.: Quindi il contesto delle iniziative collaterali intorno alle fiere aiutano il collezionista o lo distraggono dall’acquisto eventuale dell’opera?
V.B.: Aiutano e animano il contesto cittadino intorno alla fiera, anche attraverso le inaugurazioni comuni delle gallerie in città, come succede a Torino durante Artissima.
L.P: Quindi la fiera deve essere inserita in un contesto di eventi di qualità?
A.B.: Senz’altro. Non bisogna però sottovalutare la facilità degli spostamenti, come a Basilea o a Miami. A Roma sarà molto difficile spostarsi tra tre luoghi diversi della città, che mi sembrano troppi. L’idea è molto bella, ma complicata da realizzare.
M.C.: A Torino funziona tutto perché ogni anno vengono stanziati un milione e mezzo di euro solo per la fiera. Se anche a Roma ci sarà un minimo garantito la fiera andrà bene. Se questa manifestazione potesse attirare su Roma nuovi investitori noi galleristi non potremo che trarne vantaggio.
L.P.: Il fatto di partecipare in maniera diretta od indiretta a progetti di carattere pubblico vi sembra un’evoluzione positiva del vostro lavoro oppure una distrazione?
M.M.: È sicuramente un’evoluzione. Fa sempre piacere cercare collaborazioni al di fuori della galleria anche con strutture più grandi e istituzionali, per la possibilità di realizzare qualcosa che all’interno della galleria non è possibile.Anche il confronto con gli artisti che lavorano con te ma che si misurano in uno spazio diverso dal solito.
L.P.: Da tempo si parla dell’apertura di una nuova galleria di Gagosian a Roma. Cosa ne pensate?
M.N.: Secondo me sarà una cosa positiva anche perchè ovviamente nessuno di noi può competere con Gagosian e nemmeno lui può toglierci qualcosa. Sono sorpreso del fatto che questo grande evento era stato annunciato già due anni fa e nel frattempo Gagosian ha poi supportato operazioni discutibili come il Museo Bilotti a Villa Borghese. Insomma, l’inizio non è stato dei migliori, ma l’attività e le mostre in galleria saranno sicuramente un arricchimento per la città.
L.P.: La forza di Gagosian sarà tale da portare qui una serie di collezionisti internazionali?
M.M.: Questo non lo so. Con gli attuali mezzi di comunicazione come Internet il collezionista non è obbligato a venire a Roma. Credo che Gagosian apre a Roma per poter lavorare con una serie di artisti che a Londra o a New York non può avere. Si tratta di un’operazione di mercato, anche perché da tempo i grandi collezionisti italiani comprano da Gagosian anche se non ha la galleria in Italia.
L.P.: Succede sovente che i collezionisti italiani comprino più all’estero che in patria. Come mai?
M.C.: Molti sono condizionati da ragioni fiscali. Comprare Pistoletto in Italia significa aggiungere al prezzo 20% di iva mentre in Francia no.
M.M.: La cosa strana è che in alcune gallerie straniere se tu compri un quadro oggi e lo ritiri dopo un mese ti fanno pagare anche il deposito, ma nessun collezionista italiano protesta. Se la galleria è straniera sono ben disposti a pagare qualsiasi tipo di cifra. È una questione di provincialismo. È più affascinante comprare un artista straniero da una galleria straniera.
L.P.: Per concludere, parliamo dei collezionisti. In questi ultimi dieci anni il collezionismo è aumentato, sia come quantità che come qualità. Siete d’accordo?
V.B.: Sì. È cresciuto enormemente.
A.B.: È aumentato di numero ma non necessariamente di qualità. Sono più informati e pensano di esserlo perché hanno informazioni più legate alla moda del momento.
M.N.: Credo che il termine “collezionista“ sia abusato. In Italia ci sono molte persone che comprano opere d’arte contemporanea, ma aspetterei un attimo prima di definirle “collezionisti”.
A.B.: Chi segue una linea nella propria collezione è diverso da chi compra in maniera casuale o per seguire la moda.
M.M: Prima il collezionista comprava un artista e decideva di seguirlo nell’arco del tempo acquistando opere legate a diverse fasi della sua ricerca. Adesso non è più così. Sono pochi quelli che continuano a seguire l’evoluzione dell’artista.
A.B.: Sono tutti comunque molto interessati all’aspetto culturale. Vogliono avere notizie sull’artista e conoscerlo di persona.
V.B.: Comunque i collezionisti italiani sono più raffinati rispetto a quelli stranieri. Hanno un rapporto con l’arte più passionale. Forse perché il mercato italiano, essendo piccolo, è ancora rimasto con una dimensione più umana.
M.C: I collezionisti più giovani hanno cercato la mia galleria perché erano interessati a seguire le varie fasi della ricerca portata avanti dagli artisti che proponevo, mentre ci sono tanti giovani manager che incominciano ad avere un interesse per il collezionismo e sono disposti a spendere cifre importanti per pezzi molto importanti. Un nuovo interesse per l’arte contemporanea che la fiera di Roma dovrà cogliere e sostenere, sempre all’insegna della qualità.
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[exibart]
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