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Miami Art Week/3. Ugo Rondinone, Martine Tayou e Mika Rottenberg, per un nuovo super Bass Museum

di - 5 Dicembre 2017
Era sicuramente tra gli appuntamenti più attesi di questa Miami Art Week e bisogna dire che le aspettative sono state ampiamente mantenute. Il Bass Museum finalmente riapre tutti i suoi spazi al pubblico, dopo un cantiere durato due anni che prometteva faville. Allestito nel 1964, in seguito alla donazione di John e Johanna Bass, nell’ex Public Library, un edificio storico di Miami Beah risalente agli anni ’30, il museo si presenta con una nuova, scintillante veste, merito dei restauri a dir poco perfetti, curati da Arata Isozaki, che in Italia conosciamo per il Palasport Olimpico di Torino e per il progetto, mai realizzato, dell’uscita monumentale degli Uffizi, e da David Gauld. D’altra parte non erano ammessi margini di errore, contando le attenzioni che, a Miami Beach, trainate dall’appuntamento annuale di Art Basel, si puntando su questo genere di operazioni, come per la New World Symphony di Frank Gehry e per il Faena Forum Cultural dello Studio OMA di Rem Koolhaas. I lavori hanno ampliato del 50% gli spazi disponibili, migliorando uno dei punti vulnerabili della vecchia struttura, che non riusciva a dare abbastanza respiro alla collezione, comprendete, tra le altre cose, dipinti e sculture europee dal XV Secolo a oggi e una serie di opere tessili. I due architetti hanno deciso di intervenire con decisione anche negli ambienti di passaggio, come le terrazze esterne e la lobby, resi più funzionali.
E le nuove mostre? Anche qui, per partire con il piede giusto, si è andati sul sicuro, proponendo artisti perfettamente a loro agio nel dialogo con gli spazi. “Good evening beautiful blue” è l’intervento di Ugo Rondinone, con i suoi clown che si appoggiano alle pareti e si distendono sui pavimenti. Il suo percorso si chiude con una installazione video immersiva, It’s late It’s late and the wind carries a faint sound as it moves through the trees, veramente suggestiva. Rondinone già aveva lavorato per il Bass, nel 2016, con una scultura ambientale allestita nel circostante Collins Park. Pascal Martine Tayou, con “Beautiful”, sceglie il confronto con le collezioni del museo, in particolare con la sezione dell’800, lungo la quale dissemina le sue opere, mentre nella lobby, ad accoglierci, troviamo il suo Welcome Wall, un’installazione di luci al led che augurano il benvenuto in settanta lingue del mondo. Chiude questa apertura in grade stile, la monografica dedicata all’artista Mika Rottenberg, la prima volta negli Stati Uniti, con alcune sue opere più recenti, tra le quali un progetto adattato da una commissione per l’edizione del 2017 dello Skulptur Projekte di Münster.

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