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Michelangelo, nato sotto Saturno. Alla Pinacoteca Agnelli, disegni da Casa Buonarroti

di - 26 Aprile 2019
Nell’ambito delle celebrazioni dei 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci, la Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli rende omaggio a un altro grande protagonista del rinascimento italiano, Michelangelo Buonarroti. La mostra “Michelangelo. Disegni da Casa Buonarroti”, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Casa Buonarroti, l’associazione Metamorfosi e la Pinacoteca Agnelli, per arricchire, con una serie di disegni autografi di altissimo valore documentale, l’ampio programma di mostre ed eventi dedicati a “Leonardo a Torino”. Il progetto, a cura di Alessandro Cecchi, direttore della casa museo e studioso del rinascimento fiorentino, è stato reso possibile grazie all’attività di recupero e valorizzazione delle opere grafiche di Michelangelo custodite presso la casa di via Ghibellina, lavori che rappresentano tuttora la più grande collezione grafica al mondo.
Il percorso mescola corporeità e architettura, rivelando il tempo in cui Michelangelo si dedicò alla riproduzione di fortificazioni per la Repubblica di Firenze, alla fabbrica di San Pietro in Roma, e alle opere come la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e Porta Pia. Si tratta di fogli preparatori per lo Studio per la Porta della Sala al ricetto della Biblioteca Laurenziana, opera che rimase incompiuta alla sua partenza per la capitale, significativa testimonianza di una reinterpretazione dell’architettura classica, che l’artista ricolma di acquerellature marroni, nell’intento di conferire dinamismo e spazialità a portali composti da geometrie essenziali. Si riconosce, fin dai primi modelli, un’espressività libera e incontrollata, in grado di ispirare nei secoli decine di artisti di indole inquieta: parliamo di romantici come Delacroix, Gericault, Stendhal, Reynolds e Blake.
Sì, perché Michelangelo incarna lo spirito dell’artista moderno, il suo occhio osserva l’architettura classica attraverso fatti di coscienza, vede ciò che gli altri non vedono, attiva l’energia assopita di forme annegate nell’oblio del medioevo. Investe di tormento ogni figurazione, contagia d’ardore e movimento una bellezza che ambisce al superamento del mondo sensibile. Del resto, anche gli schizzi sullo studio dell’architettura nell’antichità nell’Urbe, sono costruzioni in grado di oltrepassare lo spazio, poiché abbandonano di colpo l’immobilismo geometrico.
Ma è attraverso lo studio anatomico che si compie la vera esaltazione della sua visione, quella rivoluzione corporea e idealmente ispirata, che è appunto, una rivoluzione moderna. Il Modello di torso virile e lo Schizzo parziale di nudo virile e scritte autografe sono ideati per una scultura angosciosa simile a quella del gruppo del Laocoonte. Il Bozzetto attribuibile a un artista fiorentino del XVI secolo da Michelangelo, è un torso mutilo di testa e braccia, mostra la curva della schiena, la spina dorsale, la cassa toracica, il solco dell’inguine, un corpo che aderisce alla concezione neoplatonica di Lorenzo il Magnifico, una tecnica finissima che riesce a rendere “in-forma” la materia più grezza.
Si distingue per la linea veloce e nervosa, il disegno per Studio per gli Ignudi della Volta Sistina, mentre lo Studio per l’Adamo della Cacciata dal Paradiso Terrestre nella Volta Sistina è il caso in cui anche un corpo appena accennato rende l’idea di rotazione vorticosa. I disegni per Studio e Studi di gambe invece, sono una rappresentazione asciutta della dissezione anatomica, sono fogli preparatori per le figure allegoriche dei sepolcri medicei nella Chiesa di San Lorenzo a Firenze, laddove tutto si scorge come se fosse creazione divina, si ravvisano i muscoli intrecciarsi, le fibre, le ossa, alcuni tratti sono di un’accuratezza esemplare, quasi eccessiva.
E se Leonardo eccelle per la sua indagine transdisciplinare e la sua pittura scientifica, Michelangelo mostra al mondo la sua trepidazione, una “categoria dello spirito” che trova espressione nel potenziamento del corpo. Al Lingotto, una mostra che racconta lo studio di figura di un genio dominato da Saturno, la mimesi celeste e oscura di un artista contemporaneo. (Rino Terracciano)

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