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Certo, che Giuliano Pisapia non fosse un grande showman si sapeva. Milano l’ha votato anche per questo. Ma, almeno un po’, dovranno ricredersi coloro che parlano di un personaggio immobile nella balia degli eventi. Certo, su MACAO non si era ancora sbilanciato, ma ieri è arrivata una specie di “controproposta” per gli abitanti della torre: «Mi piacerebbe partecipassero, e li invito, a un bando pubblico e che vinca il migliore». Un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi del Comune, quindi fuori dalla torre in qualche modo.
Un bando che, ha detto Pisapia, sarà costituito da una commissione di valutazione di altissimo livello, formata da nomi illustri della cultura anche di schieramenti politici diversi, ma che hanno ovviamente a cuore l’humus culturale cittadino. E l’ordine. Perché il major ha anche spiegato che, nonostante si tratti di uno stabile sotto sequestro, in tutti i modi la Torre Galfa appartiene a privati, dunque l’eventualità di un loro sgombero non riguarda il Comune, anche se subito dopo arriva l’ammonizione al signor Ligresti e relativo gruppo: «Sicuramente una proprietà che lascia degradare un immobile così importante per la città non fa gli interessi propri, né della città». Verissimo, anche se in fondo tutti pensiamo che una parola in più del comune potrebbe evitare, forse anche solo temporaneamente, che MACAO prenda la piega dello “sfratto”. «È necessario far rivivere questa città evitando che ci siano spazi pubblici che non siano utilizzati dai cittadini e per i cittadini» sostiene Pisapia. Benissimo, tutti d’accordo. È passato un anno ormai. Da dove si comincia?














Ho raggiunto la mitica età cantata dai 4 (sixty four)aspettando un bando che selezionasse giudicando dalle opere e dal talento piuttosto che da certificati accademici, avendo un’espulsione biennale da tutti gli istituti del regno inibito mie ulteriori frequentazioni scolastiche un anno avanti che noi scavezzacolli si potesse diventare leader del Movimento.
Forse il mio voto non fu sprecato….