L’appena conclusa edizione della paciosa fiera MiArt ha avuto tuttavia un ciclone, e questo ciclone ha un preciso nome e cognome: Stefano Zecchi. Già perché il neoassessore alla cultura del Comune di Milano ha deciso di utilizzare il palcoscenico della fiera meneghina per palesare tutto il suo pensiero in fatto di arte contemporanea. Le pillole di saggezza del filosofo più telegenico d’Italia? “Il Museo del Castello di Rivoli lavora male” e noi ingenui che eravamo convinti che fosse il primo d’Italia e l’unico con un respiro realmente mondiale. Ma non finisce qui, poiché l’assessore veneto ha chiosato con un perentorio “il museo del presente di Milano non si farà, anche perché non serve…” e noi ingenui che sottolineiamo da anni la necessità di uno spazio istituzionale per il capoluogo Lombardo…
Qualcuno dica a Zecchi che non fa più il telepolemista, ma l’amministratore della cultura in una delle grandi capitali d’Europa…
[exibart]
Fino al 14 febbraio, “Table Manners”, a cura di Pia Sophie Ottes, trasforma uno spazio virtuale per il dialogo tra…
Alla Biennale di Venezia, il Padiglione della Svizzera presenterà il lavoro di Nina Wakeford, per una riflessione su come viene…
A Pelago, a pochi chilometri da Firenze, apre Polytropon Arts Centre, un nuovo polo multidisciplinare negli spazi di un ex…
Il test nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche ha registrato una percentuale di idonei sotto il 2%, sollevando interrogativi e…
Tra fotografia, ricerca scientifica e dispositivi digitali, Beyond Heritage porta al Museo di Roma i dietro le quinte della tutela…
Collettive, personali e un festival di performance: Antri Visivi segna l’ingresso strutturato delle arti visive nella programmazione di Antro, spazio…
Visualizza commenti
Zecchi è per quanto riguarda il suo apporto teorico-estetico un buon divulgatore del romanticismo, l'arte come apertura al cosmo eccetera. Se le sue sono cazzate allora una cazzata è anche l'opera di Kiefer che a quella stessa tradizione appartiene, o no?
Allora perché Kiefer sì e Zecchi no?
Fatto salvo che si può ritenere filosofia e arte romantiche come inadatte ai nostri tempi eccetera, posso pensarlo anch'io,
anche se sono affascinato da Kiefer (uno dei pochi artisti degli anni 80 a mantenere una vena intatta) e annoiato da Zecchi, ma....
chi l'ha detto che Rivoli lavora bene? non è mica così pacifico!
Intanto, per tutti gli anni 90 per quanto riguarda l'arte giovane italiana Rivoli ha presentato
ESCLUSIVAMENTE le scuderie De Carlo &
Guenzani ignorando tutto il resto,
ecludendo nel modo assoluto la pittura Italiana, non solo italiana ma anche tutte le situazioni cresciute a Torino in alternativa
all'arte Povera. Infine ha costruito le sue collezioni sull'arte povera e sulle strategie
dei suoi affiliati ; la santificazione tardiva della transavanguardia è stata semplicemente subita data l'evidenza internazionale della sua storia ma ai giorni nostri Chia, Paladino e Cucchi farebbero fatica ad emergere : basta vedere come sono ridotti oggi a ripetere stancamente sempre le stesse cose se non le stesse pennellate. Negli anni 80 la pittura, per chi non distingue un quadro dall'altro, era una novità di per sè stessa e quindi
si poteva dipingere come cani con la scusa della libido ritrovata, ma oggi c'è più concorrenza "tecnica" e non si può fare gli sciattoni a meno che non ti salvi il fatto che sei appunto una "firma"consolidata o una donna (Vedi le sovrastimate Emin, Peyton,
e Dumas), genere sessuale che sembra essere divenuto un'attenuante a discarico, offendendo in realtà le donne e la loro intelligenza.
Quindi Rivoli è tra gli affossatori della pittura che è stata consegnata senz'altre possibilità nelle grinfie
dei piccoli mediocri galleristi italiani che per pareggiare i conti di promozione e cataloghi hanno privilegiato cottimisti
di facili contenuti. La storia della recente
pittura italiana ha come protagonisti pittori che in realtà sono vittime patetiche di queste strategie di basso profilo: probabilmente meno bravi ed originali di chissà quanti altri meno proni .
Rivoli infine ha dato eccessivo potere a ben noti quattro-cinque monopolisti del collezionismo torinese togliendo così
qualsiasi possibilità di esistenza ed influenza ad un collezionismo meno miliardario ma più esteso e vario.
Quanto scritto da Marco su Rivoli è assolutamente condivisibile.
il problema non si pone fin quando non arriva alle orecchie degli stolti...
come dicevano i cinesi....:
chi sa fa' ...chi non sa insegna... chi non sa insegnare critica...e chi fa male anche quello se ne va in tv.
ma vada a cagare l'estetica e' un argomento inutilee anche la sua....." sapienza"
siete i campioni delle notizie inutili, ma andate a zappare...
Zecchi sarà di parte ma non ritengo sia scemo come l'articolo di Exibart voglia propagandarlo.
E' vero che in questo periodo (2005 e dintorni) sono molte le situazioni sociali in crisi, e l'arte ha le sue magagne, quindi bisogna dare un significativo contributo a queste situazioni e alle relative circostanze specifiche affinché acute degenerazioni di comportamenti e scelte del passato non cronicizzino: tradotto, compiere anche (purtroppo) scelte impopolari, decisioni sgradite.
Credo che a Zecchi, uomo spiccatamente di destra politicamente parlando, non manchino come a Bonito Oliva (per fare un nome tra tanti politicamente collocato a sinistra) le capacità di interagire con la realtà in cui lavora e agisce; rimanga a garanzia di tutto il dialogo e il confronto con la cittadinanza, con gl'imprenditori, con gli appassionati del settore.
Il suo compito è quello di moderatore, ma intendiamoci: questo non vuol dire far passare dalla porta della cultura gli elefanti come fossero pulci. Intesi?
Angelo Errico
una città ha gli assessori che si merita, prodotto delle sue libere scelte. Milano si merita zecchi, basta vedere con quale cura viene allestita miart, una fiera campionaria di poltrone antiche, lampade, tappeti e tappezzerie spacciate per fiera contemporanea. questo è ciò che milano offre all'arte contemporanea oggi.