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Milano Design Week/5. Imperdibile Ron Arad. Il designer israeliano torna a Milano con un allestimento glam, per festeggiare venticinque anni di lavoro con Moroso

di - 13 Aprile 2016
Al 12 di via Pontaccio, pieno Design District di Brera, in occasione di questo Fuori Salone, se entrerete nello showroom Moroso vi sembrerà di mettere piede in un club londinese degli anni ’80: musica house ad alto volume, con un loop decisamente forte, oscurità – si dice “ambiente immersivo” – e una catasta di sedute, tra poltrone e divani rossi come il fuoco. Ecco Ron Arad e il suo nuovo allestimento, intitolato “Spring to mind” che, attenzione, non è una “primavera della testa”, ma un modo di dire anglofono corrispettivo del nostro “Mi salta in mente”: spring, in inglese, è infatti anche “molla”.
E quel gran genio di Arad, nato come scultore, e che ha trasformato proprio la sua scultura in “oggetto” e non il contrario, alla fine di questi giorni siamo sicuri risulterà come uno degli “imperdibili” di questa edizione del Salone del Mobile 2016.
«È un luna park degli anni ’80, tutto ideato da Arad», ci dice la vulcanica padrona di casa, Patrizia Moroso, ideatrice dell’omonimo Premio, con il curatore Andrea Bruciati.
Si tratta, insomma, di una vera e propria celebrazione per festeggiare i 25 anni di collaborazione tra l’azienda friulana e il grande designer, che è nella scuderia dal 1989, anche se la prima produzione con Moroso risale al 1991. Arad, in realtà, era già stato invitato a Documenta a Kassel nel 1987, dove aveva presentato Full House, un tappeto di acciaio che, con una serie di congegni, si trasformava in divano. La scultura e l’arte, insomma, sono stati il motore primario per lo sviluppo della poetica delle “forniture” di questo straordinario personaggio che, a Milano, ieri sera si è prodigato con il pubblico firmando anche i bei cataloghi stampati per l’occasione.
«Per mostrare quella che era la sua idea Ron prendeva delle lastre di metallo e a colpi di martello e vernice realizzava questi pezzi che poi ci portava come prototipi», ci spiega ancora Moroso, facendoci da guida in quella che troverete al piano superiore dello showroom, una vera e propria “retrospettiva”: «Erano idee dove l’oggetto scultoreo non “mostrava” la sua funzione, ma che con una serie di speciali mani artigiane diventava qualcosa di “utilizzabile” nel quotidiano. Ron è uno speciale artista che ha come soggetto il design. E al contrario di molti designer che hanno come “soggetto” l’arte, Arad crea icone che hanno una funzione “assoluta”»,
Non è un caso, infatti, che gli oggetti del designer siano realizzati in tiratura limitatissima o addirittura come esemplari unici, e che abbiano quindi prezzi molto alti.
In ogni modo, insomma, non perdetevi le visioni di questo grande mito della progettualità, con il quale – non è un caso – hanno collaborato anche altri grandissimi autori, come Issey Miyake, che aveva rivestito le sedie Ripple.

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