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Milano is burning/13. Miart? “Un’ottima fiera, in una buona città dove lavorare, e con un appeal internazionale”. Parola di galleristi

di - 10 Aprile 2016
«La soddisfazione maggiore è legata al fatto che sembra essersi riscoperta un’attenzione verso la qualità dei giovani artisti, a dispetto del puro mainstream». Ecco un primo pensiero che ci lascia la romana (sopra) The Gallery Apart sull’andamento di questa 21esima edizione di miart. «Milano, in questo momento storico, ha un panorama culturale a 360 gradi, una promiscuità positiva che permette il sovrapporsi di tante realtà: un modello che si rispecchia anche in fiera e che ha dato la possibilità a chiunque di “dire la propria”, sia parlando di offerta che di richiesta – continua il co-direttore Armando Porcari, che rilancia – questa è vera internazionalità».
Insomma, il “miracolo” che ha fatto Vincenzo De Bellis negli ultimi quattro anni, stavolta, sembra dato dal clima di una città che, come vi abbiamo ampiamente raccontato in questi giorni, della sua arte sembra aver fatto tesoro.
«miart è una fiera dove torno sempre volentieri, dove si vende bene e dove c’è un collezionismo attento, anche se non particolarmente internazionale o straniero», ci dice Francesco Pantaleone da Palermo, che tra le altre opere espone anche il nuovo progetto di Loredana Longo.
Soddisfatto anche Riccardo Crespi, dell’omonima galleria milanese, presente con uno stand dedicato alla giovane pittrice Caterina Silva. Una scelta di parte, e che esclude certe fette di collezionismo, ma il gallerista conferma buone vendite e molti contatti anche con diversi curatori: «La qualità della fiera è indubbiamente alta, e anche le gallerie straniere hanno ottimi stand». Pollice alzato anche per Brand New Gallery, per le vendite di Sara Zanin, mentre è un po’ più lento l’andamento per il Moderno, come ci conferma la fiorentina Il Ponte.
A fare incetta di complimenti, ma anche di energie spese per la causa, sono i bolognesi di P420 «stanchi ma soddisfatti».
Grande soddisfazione anche per Michela Rizzo dell’omonima galleria veneziana, che ha in fiera anche l’opera vincitrice del Premio Rotary Club Milano Brera, firmata da Francesco Jodice, e una grande installazione di Aldo Runfola(in home page): «Il collezionismo che si trova a Milano è preparato, e già questo punto fa la differenza. In più quest’anno la città ha dimostrato una vivacità mai rilevata prima, altra ottima modalità per lavorare. Abbiamo venduto ed è davvero fantastico vedere come miart sia diventata l’ottima fiera che oggi conosciamo in una manciata di anni».
Insomma bisogna dire che Vincenzo De Bellis ha avuto ragione: l’edizione migliore della “sua” fiera è stata questa 21esima, per quantità e qualità. Con Milano a fare da scenario per la storia di un successo costruito e meritato.

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