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«Le ultime due operazioni “museali” di grande rilievo realizzate a Milano, il Museo del Novecento e i recentissimi “Musei italiani” nel palazzo Anguissola di piazza della Scala sono state un grande successo di pubblico, ma, a mio avviso, sono debolissime dal punto di vista della consistenza museale» è solo la prima di una lunga serie di staffilate che l’Assessore milanese Franco D’Alfonso rende ai progetti museali e culturali della città. In una lunga lettera pubblicata sul sito Arcipelagomilano.it, l’avvocato tira in ballo, soprattutto, le idee di Boeri e i megaprogetti promessi per il Museo dell’Ansaldo e per tutte quelle altre strutture (come proprio il Museo del Novecento) che puntano il tutto e per tutto sulla mano degli urbanisti, sull’effetto del contenitore.
Di certo sembra un discorso vagamente reazionario o, quantomeno, particolarmente conservatore, che non ci si aspetterebbe da un Assessore al Commercio e al Turismo, ma nelle parole di D’Alfonso ci sono spunti che in qualche modo bisognerebbe raccogliere, quantomeno per un po’ di autocritica, di riflessione intorno al “nuovo che avanza” che spesso tradisce una serie di nodi irrisolti con il “vecchio”.
«Io credo che il sistema dei musei di Milano debba essere pensato globalmente e con un occhio e una mente da “conservatori” professionisti e non con quello degli urbanisti. È vero che negli ultimi anni, dal Guggenheim di Bilbao al Museo di arte contemporanea di Mexico City, spesso è il segno architettonico a marcare in maniera pressoché totale l’iniziativa, ma si tratta di interventi realizzati in un “deserto culturale” cittadino che certo non è paragonabile alla realtà della nostra città» continua D’Alfonso, forse calcando parecchio i toni, ma certamente inducendo una riflessione su quello che ci troviamo, anche incompiuto, e che attualmente non è utilizzato: un esempio su tutti? Palazzo Citterio. A pochi metri da Brera, doveva diventare una succursale dell’Accademia, poi non se ne fece più nulla. Due anni fa arrivò Trussardi con Paul McCarthy a dare luce alla meraviglia incompiuta e poi di nuovo il nulla. Cosa ce ne facciamo quindi di tutto quello che “resta”? «Noi abbiamo il “problema” di ridare slancio e significato a veri e propri tesori semi-abbandonati, come il Museo della Scienza e della Tecnica o il Castello Sforzesco -mentre sui palazzi da recuperare l’Assessore elenca- Palazzo della Ragione, Arengario due, Palazzo Beccaria che, con la sua struttura a mini Uffizi quadrato, sarebbe a mio avviso una bella sede per le collezioni dell’Ottocento milanese e lombardo che sono un po’ spruzzate qua e là nei vari musei cittadini e nelle collezioni private di tanti che cercano, a volte infruttuosamente, spazi per condividere la visione di opere magnifiche con un pubblico più ampio». E poi ancora, Palazzo Marino, specificatamente la Sala Alessi, che viene vista nella prospettiva di un Museo della “partecipazione civica”, con accesso diretto alla Casa Comunale e il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo collocato in maniera finalmente ottimale. Ma non è finita, perché ci sarebbero anche il carcere di San Vittore e il Palazzo di Giustizia (se si attuasse il trasferimento nella zona dell’attuale Ortomercato, dove dovrebbe sorgere una cittadella della giustizia), che D’Alfonso vede come un’ipotetica Biblioteca Europea senza bisogno di realizzare l’impossibile progetto (attualmente messo in un cassetto) di Porta Vittoria. E, dulcis in fundo, si sfodera anche una soluzione bella e buona per far fronte alla sete di cultura del capoluogo lombardo: «Non ci mancano fondi: tra la partecipazione dei privati che non mancherebbe su progetti ben strutturati e destinazione di scopo della “tassa di soggiorno” penso che potremmo investire nei prossimi tre anni almeno 60 milioni di euro sul solo sistema museale, una somma ragguardevole e sufficiente a farci fare un salto di qualità importante. E a nessuno sfugge quanto potente sarebbe come attrattore turistico, economico e sociale un sistema così strutturato». No, no Assessore, non sfugge proprio a nessuno e anzi, speriamo che la giunta Pisapia, in occasione della manovra di bilancio 2012 apra un dibattito su questi temi che tutta la città, di una fazione o dell’altra, sente particolarmente a cuore.













