Pare che il motivo scatenante sia stata l’esperienza della performance del Metodo Abramovic, come ribadito in conferenza stampa al MoMA ieri, dove è stata presentata la mostra milanese e il metodo dell’artista a distanza di due anni da The Artist is present. Fatto sta che Stefano Boeri, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, abbia riflettuto a lungo sullo stato di fruizione -o mancata visione- della Pietà Rondanini di Michelangelo, conservata al Castello Sforzesco.
«Una scultura volutamente inafferrabile. Così, forte dell’esperienza Abramovic, ho cominciato a pensare a come restituire all’opera la sua forza che risiede proprio nella sua ambiguità percettiva; nel suo essere immanente e insieme aperta» ha spiegato Boeri al pubblico newyorkese.
Pazzesco che un’esperienza artistica sortisca un successo del genere viene da dire, eppure l’Assessore ha ripercorso la storia dell’allestimento e dell’illuminotecnica della scultura, che risale agli anni Cinquanta su progetto dello Studio BBPR, nell’appello che anche Pomodoro lanciò nel 2003: «Fateci vedere la Pietà Rondanini. Al Castello c’è quel muro concavo che ti impedisce di guardarla di fianco, dietro, di girarle intorno e godere del non finito di Michelangelo». E in effetti “la cortina” dietro la scultura c’è. E se n’era accorto anche Sandro Bondi, che ci certo non passerà alla storia come un Ministro ai Beni Culturali illuminato. Boeri invece dall’ “illuminazione Abramovic” ha tratto un pensiero, ovvero di instaurare una sequenza di allestimenti temporanei, della durata di un anno l’uno, affidati ad artisti e designer contemporanei, «per sperimentare nuove forme di percezione della scultura». Lancio della prima nuova scenografia nell’aprile del 2013, magari proprio in occasione del Salone del Mobile. E chi potrebbe essere il primo autore chiamato a dialogare con il grande scultore?