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Morto a Roma Alberto Ronchey, primo (e ultimo?) ministro riformista ai Beni culturali

di - 8 Marzo 2010
Il suo – tutto sommato breve – impegno politico resta prevalentemente legato alle fredde pagine di una legge che da lui ha poi mutuato nell’accezione comune il nome, la n. 4 del 14 gennaio 1993. Ovvero la Legge Ronchey, il primo (e purtroppo l’ultimo) tentativo di modernizzare i musei del nostro Paese. Sì, perché il promotore Alberto Ronchey, noto giornalista e scrittore morto nei giorni scorsi nella sua casa romana (ma la notizia è trapelata solo ora), fra i molti incarichi della sua lunga carriera vantava anche quello di Ministro per i Beni culturali nel primo governo Amato e nel governo Ciampi, dal 1992 al 1994.
Un provvedimento legislativo che mirava a svecchiare e sburocratizzare il settore, dando efficienza a musei statali, biblioteche e archivi con un provvedimento semplice quanto indispensabile: l’introduzione dei servizi aggiuntivi di bookshop e di ristorazione, che lui per primo importò in Italia.  La sua uscita dalla scena politica lasciò purtroppo incompiuta la “rivoluzione”, condannandoci a ritardi che ci portiamo dietro ancora oggi.
Difficile dare conto della lunga serie di successi di Ronchey – che era nato a Roma nel 1926 – in campo editoriale e giornalistico, dagli esordi alla Stampa di Torino, ai ruoli di inviato in Russia e poi negli Stati Uniti, di direttore della Stampa dal 1968 al 1973, di editorialista del Corriere della Sera, fino a quello di presidente del gruppo editoriale Rcs. Diecine i libri pubblicati, reportage e saggi di politica internazionale, temi ripresi nell’ultimo – Il fattore K, del 2004 -, che ripercorre sessant’anni di storia italiana e mondiale.

[exibart]

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